Nacque a Rovigo nel 1855 e ivi morì nel 1933. Autrice di vari volumi poetici tra la fine del XIX secolo e il primo ventennio del Novecento, ebbe anche degli estimatori autorevoli come il poeta Pompeo Bettini, che, quando uscì la sua prima raccolta, soprattutto per alcuni suoi versi “impegnati”, la paragonò ad Ada Negri. Sebbene non ebbe la fortuna della scrittrice lombarda, le sue poesie, pienamente inserite nel solco della tradizione, non sono da disprezzare.

Opere poetiche

“Non invano”, Fratelli Drucker, Verona 1896.
“Ultime voci”, Tip. Corriere Del Polesine, Rovigo 1914.
“Patria”, Officine grafiche Corriere del Polesine, Rovigo 1915.
“Tutta l’anima”, Tip. Corriere Del Polesine, Rovigo 1920.
“Poesie”, Cappelli, Bologna-Rocca S. Casciano 1934.

Presenze in antologie
“Dio borghese”, a cura di Adolfo Zavaroni, Mazzotta, Milano 1978 (pp. 178-179)

 

ROSAJO MORTO

Ho atteso invan le profumate rose:
morto è il rosajo, il rosajo gentile.
A le radici perfido, le ròse
un bruco vile.

Vennero indarno aprile e maggio. I morti
ahi! non ridestan miti aure tepenti.
I vili bruchi son spesso i più forti:
limano lenti.

Io, con tristezza, contemplai le fronde
aride, ignude, senza umor vitale.
Così talor ne l’uman cor s’asconde
bruco fatale

che le speranze e le dolcezze uccide,
e de la vita i tessuti disperde…
Morto è il rosajo. Ei più di fior non ride
né più rinverde.

(Da “Non invano”)