Vado tutti i giorni in riva al mare: ho imparato a
decifrare i messaggi degli uomini.
So di fogli, grigi o gialli, con grafie disperate
dentro bottiglie che non possono essere aperte
dalle onde. Grida, gemiti alla deriva che giungeranno infatti fino al Baltico, o al Mar del Giappone.
A forza di trovarli nella sabbia, provenienti da tutti
i punti della terra, so riconoscere i quattro versi
del languido, la sua richiesta d’aiuto rimata in strofe impeccabili. So distinguere le lacrime dozzinali con cui
il grossolano sigilla il suo appello, le imprecazioni del violento e il tono freddo dell’orgoglioso.
So riconoscere il messaggio del nostalgico: appone
sempre ben chiari nome e data.
L’abitudine a ricevere messaggi mi permette di affermare che dietro ogni cuore disegnato si nasconde un’anima
di vergine, così come gli anziani disegnano orologi
e gli adolescenti ghigliottine. Ci sono lunghi lamenti: appartengono al vanitoso, che descrive prolissamente le sue aspirazioni e tutto quanto tradisce il tempo, tutto quanto si è trasformato in nulla e in menzogna.
Una donna di carattere aggiunge un ritratto
in cui la si vede di profilo, seria e orgogliosa, con un vestito da sera e una collana di zaffiri. Il credente esige, l’incredulo supplica, l’indifferente si dimentica di firmare.
La lettera del saggio è un foglio bianco.

foto: Mario Tarello-Message in a bottle, 2011

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