(…) I sentimenti sono mutevoli, e la variazione è forse la loro principale cifra: i sentimenti si dimenticano, così come i volti, le cose o le situazioni che li hanno suscitati.
Il sentimento quasi attesta il lato contingente della vita, dimostrando che l’eternità non appartiene alle vicende umane.
Questi luoghi comuni hanno, nell’esperienza quotidiana, nell’abitudine del nostro sentire, una verità difficilmente contestabile: passano le emozioni, mutano gli amori e le amicizie, svaniscono le passioni e l’oblio sembra essere il vero dominatore degli aspetti intensivi e qualitativi dell’esperienza.
Occorre impedire che l’abitudine, che per Proust cristallizza e assolutizza il tempo, cancelli il sempre di nuovo che è nei sentimenti, anche di fronte alla loro essenziale mutevolezza, contingenza, variabilità.
Si tratta di restituire una “volontà” al sentimento, restituendo al tempo stesso poesia alla struttura sentimentale della memoria, al suo orizzonte indicibile, che è la trama originaria dell’essere nel mondo e nella storia (…).

foto: Gino Lombardi-Fin qui puoi arrivare, 2009

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