Conosco il passero boia. Canta e gli uccelli accorrono alle sue unghie bianche. Poi, li crocifigge tra le spine. Lacera e canta, causa l’amore, e si alimenta di quel che ha crocifisso. Sogna petali sanguinanti. Non si sa se è uccello che piange.

In un altro tempo,

io vidi l’anima del cavallo, la sua dentatura nella rugiada. C’è un cavallo nei miei occhi ed è il padre di quelli che impararono a piangere dopo. Adesso

qualcuno preme sui miei sogni. Ricordo che i serpenti strisciavano dolcemente
sul mio cuore.

Ascoltare il sangue. Dove? Nella fistola azzurra o nelle arterie cieche? Lì il ferro fischia, o arde, chissà: non siamo altro che miserabile emoglobina. Lì le ossa piangono e questa musica si intromette tra i corpi. Finalmente, purificati dal freddo, diveniamo reali nella scomparsa.

Merda e amore sotto la luce terrestre. Abbandono le mie vene, la fecondità dei semi neri e il mio cuore agli insetti.

Il mio cuore, questa umida caverna che senza fine né scopo finge la monotonia della sistole.

da

“Bruciano le perdite”

traduzione di Antonio Bux