Profumano le tue cose ordinate nei cassetti
come righe d’alberi
in un pioppeto garrulo.

Ti riconosco ogni giorno
nel bollore splendido del sangue
che non giunge alla parola.
Nella statura eretta, nel tuo viso
svettante e leale, trovo il chiodo
per tenermi fermo alla vita.

Diversamente
sarei un fischio di merlo
libero nell’aria o la gazzarra
di uno stormo che si riposa dal volo
prima di riprenderlo;
o appena la voce
rimasta nella cannula: un dì
sprillo di sorgente e ora
solo percorsa dal vento.
Vivo precario sul confine
fra la calma e la furia.
Amo il limite, figlio del nulla,
che disegna il tuo volto e mi invita
a restare infelice
moderatamente.

Foto: Angelo Facchini-Ritrattoametà

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