(…) Sono molto stanca, banale, confusa. Non so chi sono stanotte. Volevo camminare fino a svenire per non chiudere l’inevitabile cerchio del ritorno a casa. Ho vissuto in scatole in cima, sotto e in fondo al corridoio, lontana da ragazze che riflettono attentamente, sentono allo stesso modo e hanno gli stessi desideri e non mi sono preoccupata di fare amicizia perché non volevo, non potevo perderci il mio tempo. Gli altri sanno chi sono io e più io mi impegno a sapere chi sono loro, più me ne dimentico i nomi.
Voglio stare sola, ma ci sono volte in cui lo sguardo acquoso e la smorfia familiare di una scimmietta mi farebbero scoppiare in crisi piagnucolose di amore fraterno. Lavoro e penso da sola. Vivo e opero con gli altri. Amo e coltivo le due cose. Se adesso sapessi quello che voglio, vedendolo saprei chi è (…).

Foto: Ciaran Whyte-Raphaella McNamara

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