di Valeria Rossella

Sono sostanzialmente tre i grandi temi che vengono toccati nel corso di queste interviste: il primo è rappresentato da vasti scorci autobiografici, dall’infanzia e giovinezza pietroburghesi all’esilio, alle persecuzioni, al processo, all’espulsione in Occidente. Un capitolo intero è dedicato ai viaggi di Brodskij, in particolare nell’amata Italia.[…]E soprattutto colpiscono le pagine dedicate alle persecuzioni subite da Brodskij, l’arresto da parte del Kgb, il processo-farsa, le permanenze in carcere e nell’ospedale psichiatrico, vicissitudini però sempre narrate dal poeta con una sorta di pudore censorio, perchè alla biografia non venisse data importanza all’interno dell’opera. Più volte Brodskij insiste sulla necessità di staccare l’opera dalla vita del poeta, e considerarla una sorta di imperativo del linguaggio.[…]Il secondo tema trattato riguarda le grandi personalità care a Brodskij: interi capitoli sono dedicati a Marina Cvetaeva, Robert Frost, Wystan Hugh Auden e Anna Achmatova. […]Infine, l’ultimo tema che riguarda la visione del poeta, il suo rapporto con la poesia. Il poeta scrive “per il linguaggio […] si scrive seguendo lo sviluppo della propria prosodia, e non perchè si ha qualcosa da dire. […] il linguaggio si impone con una sua dittatura: ed è così che le parole cominciano a intonarsi l’una all’altra, a suonare”. “Per il poeta tra fonetica e semantica non c’è quasi differenza”. La poesia è stile: “Ogni poesia è tempo riorganizzato”. La poesia è la Tigre di Blake “Quando si scrive una poesia, vengono in mente cose che in fondo non sarebbero dovute emergere”

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