A volte, quando giacendo dopo l’amore,
io ti guardo e vedo il tuo futuro corpo
disteso sotto la terra; posandoti il palmo
della mano contro lo sterno io sento quanto fievole
e distante sia il battito del cuore. Riposo
la guancia contro il tuo petto e ascolto
l’onda del tuo sangue, mentre vedo la tua vita sperperata,
come acqua trasparente da un vaso gettata via
nell’erba secca. E allora voglio essere
sprofondata nel letto e ricoperta,
come un seme è spinto dentro un foro,
il terriccio pressato con la zappa.
Voglio essere un seme sterile, di quelli
che non crescono, che nemmeno sanno che significa.
Voglio giacere qui immobile, senza vita
come un animale macellato, il sangue sparso
sugli stipiti, voglio che la morte mi prenda se deve,
affinchè ti risparmi, voglio che questo passi.

Foto: Sefy Delli-Libertà, 2008

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