La gente pensa che certe cose sono il massimo della difficoltà, e perciò applaudono i trapezisti, oppure me. Io non so cosa si immaginano, che uno si distrugga per suonare bene, oppure che il trapezista si rompa i tendini ogni volta che fa un salto. In realtà le cose davvero difficili sono altre e ben diverse, tutto quello che la gente crede di poter fare in qualsiasi momento: guardare, per esempio, o capire un cane o un gatto. Ieri sera mi è capitato di guardarmi in questo specchietto, e ti assicuro che era così difficile che per poco non mi butto giù dal letto. Immagina che stai guardando te stesso: basta questo a sentirsi il freddo in copro per mezz’ora. In realtà quel tizio non sono io, fin dal primo momento ho sentito chiaramente che non ero io. L’ho colto di sorpresa, e di sbieco, e ho capito che non ero io. Lo sentivo, e quando una cosa si sente… Ma è come a Palm Beach, sopra un’onda te ne arriva un’altra… Appena hai sentito, arriva subito il resto, arrivano le parole… No, non sono le parole, è quel che sta dentro le parole, quella specie di colla, di bava. E la bava viene e ti copre, e ti convince che quello dello specchio sei tu. Evidente sono proprio io, coi miei capelli, questa cicatrice. E la gente non si accorge che l’unica cosa che accetta è la bava, e per questo gli sembra tanto facile guardarsi allo specchio. O tagliare un pezzo di pane col coltello. Tu hai mai tagliato un pezzo di pane col coltello?