Sgorgano
l’una dall’altra
esse, traboccano
fuori dal loro primo caldo gruppo, l’una
dopo l’altra, disfano
le loro rapide pattuglie
sbandando
sotto la loro impavida veemenza
ed eccole si lanciano,
nero zampillo ricadente,
su, alte nell’ aria, ma poco –
è solo
un primo assaggio
quello, un primo guizzo
di compressa fiamma
poi allungano
ciascuna più in alto – ciascuna
più, vorrebbe – il loro getto
ma non oltre il perimetro
del loro aereo campo,
non oltre il dominio della loro forza
e toccato quel limite rientrano
planando ad alta quota,
impetuosamente si rituffano
nella conca di quella
inesauribile fontana.

C’è pena
o c’è felicità in quel fervere
o in quell’ affannarsi?
che c’è in quel vorticare
della vita dentro i suoi recinti?
Sono libere
quelle anime
ma libere di muoversi
a un ritmo segnato…
che dice la molle ricaduta
che cosa la razzante ascesa
e la frenetica frecciata –
si occulta spesso,
talora si lascia leggere
un pensiero
scritto in ogni parte
in ogni parte operante.
Lo esprimono
forse esse, lo gridano
con strazio ed ebrietà,
ne infuriano –
è questo il loro essere rondini,
in quella irrequietudine
è la loro pace.

Foto: Joaquin Sanchez-Luisa

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