Abbiamo preso le mosse da una serie di questioni che a nostro avviso investono centralmente la ridefinizione della poesia all’interno delle scritture contemporanee.

È possibile applicare la nozione narratologica di autofiction nell’indagine del testo poetico, nell’esplorazione del nesso tra persona biografica, poeta e autore? La scrittura poetica, in quanto invenzione di una voce, include un elemento inevitabilmente finzionale? La dimensione esperienziale e biografica è un dato presupposto dalla scrittura, o è in qualche modo anche il risultato di strategie volte a costruire un’immagine di sé, ad articolare una voce? In che senso la poesia può essere autobiografica: si tratta di rappresentazione di una biografia esistente, o piuttosto di un atto performativo, che presenta un soggetto non altrimenti esistente? Applicare queste categorie, potrebbe consentirci di dislocare la questione dell’io e del soggetto rispetto agli schemi usurati che oppongono poesia lirica e non lirica? Che contributo potrebbe portare l’applicazione di queste categorie alla lettura di testi della tradizione novecentesca e delle scritture contemporanee?

Abbiamo voluto mettere queste domande in esame, proponendole a critici e scrittori contemporanei. Accogliendo sia saggi di teoria della letteratura, che affrontano a livello generale il problema, sia indagini più mirate e case studies che indagano il modo in cui i generi della biografia e dell’autobiografia si intrecciano con la scrittura poetica, e con la scrittura di finzione nella storia della poesia, sino ad arrivare alle scritture più recenti.

La “sezione” NODI inizia a porre il tema per una disamina generale, da un punto di vista di teoria e sociologia della letteratura, con interventi di Carlo Tirinanzi De Medici e di Enrico Fantini; mentre AUTOFICTION E BIOGRAFIA NELLA POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA vuole porre il lume sulla centralità di alcune figure del Novecento, per il quale – in luce al tema posto – si è voluto guardare ad un’inchiesta delle voci e dei modi: sono i saggi di Paolo Giovanetti sull’ultimo Montale, di Laura Neri su Giudici, di Gian Luca Picconi su Pasolini, e di Anna Stella Poli su alcune figure della poesia italiana contemporanea. Sotto il segnale di ALTRI SGUARDI è Giuseppe Carrara, con un’indagine sulla poesia americana contemporanea, e in particolare sull’intreccio tra espressione poetica e strategie finzionali in Ben Lerner, uno tra i più significativi autori recentemente emersi nel panorama statunitense. INCURSIONI pone quindi al centro l’”esperienza”, con riprove, secondo la personale poetica in prima persona, o la risonanza di scritture prossime, in alcuni voci consolidate della poesia italiana contemporanea. Sono qui riuniti Gianmaria Annovi, Vito Bonito, Biago Cepollaro, Andrea Inglese, e Giovanni Turra.

Chiudono, come è consueto, le due sezioni di Autori; LETTURE: Fabrizio Bajec, Roberto Cescon, Francesco Deotto, Sonia Gentili, Alessandro Grippa, Giusi Montali e Sara Ventroni; I TRADOTTI: Sean Bonney tradotto da Federico Federici, Thomas Brasch tradotto da Anna Maria Carpi, Carl-Christian Elze tradotto da Daniele Vecchiato, Pat Gawley tradotto da Federico Federici, Peter O’Leary tradotto da Gianluca Rizzo, Sigurbjörg Þrastardóttir tradotta da Silvia Cosimini, Christophe Tarkos tradotto da Michele Zaffarano, e Jan Wagner tradotto da Anna Maria Carpi.

Il numero XX rappresenta un momento nuovo per L’Ulisse; questa uscita vede Alessandro Broggi lasciare la direzione editoriale della rivista. Ad Alessandro va la nostra gratitudine per il cammino condotto insieme negli scorsi anni, per un intenso percorso di amicizia e crescita intellettuale che ci sembra aver fatto de L’Ulisse un importante riferimento per la poesia italiana contemporanea. Questo mutamento interno ci è sembrata l’occasione per rilanciare le ragioni costitutive della rivista – puntando su un tema monografico che torni ad interrogare aspetti cruciali della teoria della poesia contemporanea – e per ampliarne il progetto. Per questo il numero XX da un lato apre le porte ai contributi di una nuova leva di giovani studiosi e autori, e dall’altro ridefinisce l’assetto editodiale della rivista, con la nascita di un comitato scientifico che rappresenta studiosi e autori che in questi anni ci hanno seguiti da vicino e costituiscono un importante punto di riferimento per l’impresa corale che L’Ulisse si ripromette sempre più di essere nel futuro.

Stefano Salvi e Italo Testa

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