Tu che non fosti mia,
per quanto amor già m’abbia
di languore, di rabbia
stremato, e di follia;

per quanto sovra l’orme
vaghe, senza mai pace
s’avventasse il rapace
desio che non s’addorme,

mia non sarai : più acerbo
perché più vano, il duolo
cupo, incessante, solo,
mi distruggerà ogni nerbo.

Gioco non ha carezza
contro il gelido smalto,
che spunterà ogni assalto
de la mia giovinezza.

Di questa avida e pronta,
ch’io volli darti intera
mia gioventù, che spera,
ch’arde, che brama e affronta

con un impeto insano
tutto che a lei si niega,
che più combatte o prega
quanto il tentar più è vano,

che a tua bellezza chiuso
più si rivolge e avventa,
perché meglio la tenta
quanto più si ricusa.

Così tu vai, sicura,
entro una fiamma accesa,
barbaramente illesa
ferocemente pura.

Foto: Adriana Kern Hausmann-Emerald drop

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