dalla rivista “Ulisse n. 20: Poesia, autofiction e biografia”

in the days of our fiercest anger

the precision of beauty
the joy of the whole world

soaked bread   in their darkness
enemies pressed their mouths on us

a snare is come among us
there are none to comfort us

Of music imprisoned, the insulted and truly wretched.
Of the names of those responsible for the recent massacres.

On the numerology of birdsong
On riot replaced by birdsong
Our persecutors swifter than eagles

They pursued us on the mountains. Laid wait for us in the wilderness.

And our collective vowels humming like drones.
The invisible, whatever that is.
As if it didn’t hover above us.
Announce itself with blue fire.

The law is a mouth.
Glossolalia.
these towers and cities
these desert plains
these tasteful burning
skies, what are they
what has been forgotten
in these shanty towns
these parks and legends
solid, bright, concealed
strange and distant
ghosts, our stark ghosts

pass the soul of your body like water
boiling water that scalds forever

It breathes, the law, and those it protects it sings inside, and they are like flowers, chaste and tranquil as glass.

It stares at us, the music of the law, and its fingers, they pluck us, as if we were strings, golden, and we are their songs, the inhabitants of the law.

And we have no foothold, and we stumble, backward and backward, hour by hour, as stars or buildings collapsing, into the abyss, of their hearts, the inheritors of the law, and we sing there, unimagined, in the ice of our silence, falling.

And their souls will flow like piss in the streets of the great city.

*

Say they have enclosed us in blank stone. You wake up, you open your eyes, is simple: we have been consumed like blood and water, and our language – you wake up, sibilants and syntax a jet of bleach and concepts. Think stuff up: the enemy is non-material, we are not.

Say they have choked us with black sugar. Ask who are these custodians of yesterday’s rebellions – insist that it really happened, we are not at all imaginary. You wake up, you open your eyes – there is a border separates us, the deserving, the un-deserving dead. Post no miracles.

It is the stupid practice of our times to complain instead of acting. Jeremiads are the fashion. Jeremiah is found in all attitudes. He cries, he lashes, he dogmatises, he dictates, he rages, himself the scourge of all scourges. Let us leave the elegising clowns, those gravediggers of liberty. The duty of a revolutionary is to always struggle, to struggle no matter what, to struggle to extinction.

 

Louis-Auguste Blanqui

 

five days without sleep

the law is fixed and burns

we who are captive here

each night the same figure

on the same road, stops

roaring, like a brain

roaring out our ghosts

hyacinth and snap-flower

my ghosts, a river of bones

my ghosts, narcissi my

spinning, my laws, stay here

‘evil-doing falls like rain’

 

remember it

to take these tales as advice

an organising vortex

                        each sentence stolen

each word a double claw. Act now.

 

That looked the sun in the face and were not blinded

Lola Ridge

 

nei giorni della nostra rabbia più feroce

 

la precisione della bellezza

la gioia                        del mondo intero

 

pane bagnato  nella loro oscurità

le bocche dei nemici ci incalzavano

 

insinuato tra noi l’inganno

nessuno che ci rassicuri

 

Di musica imprigionata, gli insultati e i meschini veri.

Dei nomi dei responsabili degli ultimi massacri.

 

Sul numero del canto degli uccelli

Sulla rivolta rimpiazzata da quel canto

I nostri persecutori più agili di aquile

 

Ci inseguirono fin sulle montagne, appostandosi all’addiaccio.

 

Le nostre vocali ronzavano all’unisono come droni.

L’invisibile, qualsiasi cosa sia.

Quasi che su noi non aleggiasse.

Si annunci con una fiamma azzurra.

 

La legge è bocca.

Glossolalia.

 

queste torri e le città

questi deserti piani

questi raffinati cieli

in fiamme, cosa sono

cosa si è dimenticato

in queste baraccopoli

questi parchi e miti

luminosi, solidi, celavano

lontani spettri strani

i nostri nudi spettri

 

passi l’anima che hai nel corpo come l’acqua

l’acqua che in ebollizione scotta eternamente

 

Respira, la legge, e canta in quelli che protegge e sono allora fiori, tranquilli e casti come vetro.

 

Ci guarda fissa, la musica della legge, ci tocca con le dita quasi corde d’oro e fa di noi le sue canzoni, noi che siamo gli abitanti della legge.

 

E non abbiamo appoggio, indietreggiamo zoppi, sempre più, di ora in ora, collassi di palazzi o stelle, nell’abisso, dei loro cuori, e della legge eredi, e lì cantiamo, inimmaginati, nel ghiaccio del nostro silenzio, cadendo sempre.

 

E come piscio nelle strade della metropoli, le loro anime scorreranno.

*

Metti che ci abbiano rinchiusi in una pietra vuota. Ti svegli, apri gli occhi, è semplice: siamo stati consumati come acqua e sangue e la nostra lingua – ti svegli, sintassi e sibilanti in un getto di concetti e candeggina. Rifletti sulla cosa: il nemico non è materiale e noi neppure.

 

Metti che ci abbiano soffocati con lo zucchero più grezzo. Chiedi chi custodisca oggi le rivolte di ieri – insisti che ciò è realmente accaduto e che non siamo noi i visionari. Ti svegli, apri gli occhi – un confine ci separa, i morti degni dagli indegni. Non si registrano miracoli.

 

 

È la stupida pratica di questi tempi, lamentarsi e non agire. I piagnistei vanno di moda, un Geremia che cova nella forma mentis: piange, sferza, dogmatizza, imperversa, detta legge, lui flagello dei flagelli. Lascia perdere i cantori tristi, i buffoni, i becchini della libertà. La rivoluzione lotta sempre, non importa contro cosa, lotta sino all’estizione.

 

Louis-Auguste Blanqui

 

cinque giorni senza sonno

lo scotto di una legge

intransigente, detenuti qui,

ogni notte quella sagoma

si ferma sulla stessa strada

e urla, come mente ossessa

sputa fuori i nostri spettri,

di giacinto e bocca di leone

i miei, d’ossa in rivoli i miei

spettri e narcisi, capogiri,

le mie leggi, tutte qui

‘come pioggia cade il crimine’

 

non scordare

qual è il monito di queste storie

uno strutturante gorgo

                                    ogni frase estorta

doppio uncino ogni parola. Dunque, agisci ora.

 

Quello che sembrava sole in faccia poi non ci accecava

 

Lola Ridge

 

 

[Da Letters Against the Firmament, Enitharmon Press, 2015.]

 

[Traduzione di Federico Federici.]

 

Notizia.

Sean Bonney (1969) è un poeta inglese e vive a Berlino. I suoi lavori riprendono e sviluppano il modernismo del British Poetry Revival.