Vivere, già ho detto:
tenere fra le mani un fascio di carte,
una matita, libri, disegni, sogni.
L’anima allo scoperto
vulnerabile.
Stare così. Bere se stessi.
Singhiozzare.
Prendere l’inverno per tessere
una magione di lino.
Vigilante il petto,
nascosto nella pelle.
Vibrare.
Ripassare le camicie, accomodare i sogni,
lasciare in perfetta armonia i chiodi di garofano
la cannella, lo zucchero e gli aromi.
Lasciare l’anima spopolata,
borbottare piccoli versi di Sor Juana,
dimenticare castighi e sconfitte.
Aggrottare le ciglia per piacere,
sorridere per malizia.
Vivere,
piegata tra ombre,
facendo occhi infantili
e dimenticare, dimenticare.

Foto: Günna Sohn-Tryst with destiny

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