(…) “Ringrazio il destino, per avermi condotto sulle rive del Mediterraneo”. La riconoscenza di Moishe Shagal, alias Marc Chagall, non era affatto gratuita: il destino ha dovuto rincorrerlo sino ai quattro angoli del mondo, prima di portarlo a Saint-Paul de Vence, nel Sud della Francia.

Qui è sepolto oggi, in un piccolo cimitero affacciato sulla riviera e immerso in quel verde unico al mondo i cui profumi, anche volendo, non li dimentichi più e c’è da giurarci che, ovunque sia adesso, lui li senta ancora.

Chagall torna in Francia come “si riscopre una donna amata”, per non lasciarla mai più. È il 1946, arriva dall’America dove è approdato nel 1941 fuggendo dalla guerra e dalle persecuzioni naziste. Nel 1944 ha perso la sua amata Bella per un malanno apparentemente banale.

Arriva a Parigi. Ma non solo. Già nel 1949, trascorre quattro mesi alla Tériade di St-Jean Cap Ferrat, dove dipinge con slancio, soprattutto acquerelli. Soprattutto un blu liquido, eppure caldo. È il Mediterraneo che lo sta conquistando. L’anno successivo ha una casa tutta sua, un magnifico giardino, frutteti e sole: Chagall approda a Vence insieme a Virginia, la domestica badante divenuta nel frattempo amante. Il sogno della famigliola felice (Virginia ha una figlia sua e uno nato dal pittore. Ha anche più o meno l’età della primogenita di Chagall, Ida) s’infrange ben presto. Virginia lo lascia, ma il giorno stesso – nell’aprile del 1952 – arriva Vava. Chagall è così: non può fare a meno di avere una donna per casa. Vava Brodsky (lontana parente del poeta) lo accompagnerà fino alla fine, riportando in casa la mameloshen, la lingua “mamma”, lo yiddish ma anche il russo e i suoi profumi di cucina. È con Vava, che a poco a poco s’impossessa di lui, lo avvolge di premure, protezione, dominazione e fors’anche di amore, che Chagall arriva a St-Paul de Vence, nel 1966. Qui resterà fino alla morte, il 28 marzo del 1985: è il luogo del mondo dove il pittore è rimasto più a lungo. Forse, la sua unica vera casa (…).