(…) Le ho appoggiato una mano su una spalla, e lei mi è precipitata contro; ci siamo stretti e stretti con la forza di uno spasmo totale fatto di bisogno e riconoscenza e sollievo allo stato puro. Era un abbraccio in cui perdere tutti gli ordini e le suddivisioni che avevamo e non ritrovarli più; un’elasticità infinita che partiva dalle nostre parti più interne e ci attraversava strato a strato fino ad affiorare alla superficie dei muscoli e alla pelle e tornare indietro con un  brivido che si rompeva a spasmi più brevi, come le scosse intermittenti di un pianto molto lontano. Era un abbraccio che non assomigliava a nessun altro abbraccio della mia vita, anche se avessi potuto sforzarmi di ricordare: come uno sbadiglio di tutta l’aria respirabile del mondo, un terremoto maremoto che ci toglieva l’appoggio da sotto e ci sommergeva e ci portava molto in alto e molto e molto in basso e ci lasciava come eravamo (…).