«…nello stesso istante una folata di vento
[…] sospinge la vita di continuo
e intreccia i semi tra loro, li annoda alla terra».

Antonio Porta

Come qualcosa di basilare e preciso, da un punto di osservazione che scandisce le tappe di un percorso che tenta un primo approdo al mondo per mezzo del linguaggio, Pressioni di Luca Minola (Lietocolle, Faloppio, 2017) possiede uno sguardo nuovo, aurorale, un desiderio che fa dell’attesa un potenziale di arricchimento: «Le attese hanno nomi precisi / soste verso il futuro» (p. 159. Ed è proprio lo slancio al futuro che supera ogni apprensione, in una nominazione che si vuole specifica ma distaccata (come i titoli delle sezioni sembrano indicare: Il trattamento,PressioniMateria, “le gradazioni” che appaiono nel finale, ecc.), aperta a una diversa misurazione, ancora da venire ma pronta a svilupparsi proprio da quel primo approccio di cui dicevamo, espresso nei voli d’astrazione degli esordi del libro e che, tenacemente, riesce a tenere un ancoraggio nella sospensione, fissando «l’attesa della casa» (p. 19).
Intenzioni, controlli, distanze si susseguono in un cammino lento e per barlumi, nel tentativo di focalizzare alcuni istanti d’orientamento. Accostamenti inediti («Se non c’è, è la noia dell’abito / a fare il motore», p. 25) e intermittenze («Se irradia è solo luce, sistema di luce», p. 26; «Non ero io / oltre la penombra», p. 28) manifestano la ricerca di punti fermi, appunto, e infatti le ambivalenze sono attenuate da un dettato limpido, lontano da agonismi novecenteschi e agonie postmoderne.
Il respiro di Minola è alto, desiderante: «Sarei il sogno a te presente, / l’azzurro spinto al massimo / e saprei che l’anima è cercata» (p. 33). L’andamento per frammenti è più in funzione di una ri-composizione e, anche se non in maniera definitiva (stiamo scrivendo di un autore nato nel 1985), attualmente distante da necessità affabulatorie. Semmai, la “mitologia” di Minola sembra concentrarsi su poche tracce tematiche, la più significativa delle quali è certamente la speranza – «C’è speranza solo adesso che è tardi / e i fili sono tutti tirati» (p. 41) – quindi ancora, con decisione, un’astrazione e un desiderio o, meglio, un’impronta e una plausibile direzione: «Vuoi dire la luce che avanza. / Segue qualcosa di intravisto: l’ipotesi di altri giorni» (p. 51).
La ricerca di Pressioni si arresta su testi in cui gli accostamenti si fanno più vivaci («Non arriveranno più giorni. L’estate trema / le linee prolungate dell’erba intasano / gli occhi di piccoli animali», p. 56) e s’intravedono nuovi segnali materici: «La materia macchia, esce, avvolge il giorno» e, per questo, «i pomeriggi sono pieni di apparizioni» (p. 59)… continua qui