Sono solo io, vinto dalla noia
che non credo che al lampo
alla luce che d’improvviso acceca
al ciclone che spezza gli argini
e dirada le nubi di scorie.

Siamo rimasti troppo tempo
sulla scena, con le nostre maschere,
le poesie urlate
con i sorrisi scintillanti.

Ritirarsi e scomparire
dove la luce schiuma appena
nelle pause, negli interstizi
di intonaco scrostato, attaccato
fin dentro le fessure più scure.

È questo il momento di scendere
con il mio tu stretto nelle ossa
là dove il pesco si inchioda
ed esangue respira.