Per Luca Malgioglio la dimensione fenomenica è l’occasione perché il linguaggio possa compiere la sua metamorfosi interna: ad un certo punto qualcosa si scioglieva dentro di me, le pareti si ammorbidivano, una strada d’oro appariva là dove prima c’era solo un solido nulla: sono i momenti segnati dall’apparizione della poesia – messa su carta o solo sognata – che è sempre un viaggio in una dimensione diversa, più intensa e più profonda, calda e piena di affetti che arrivano da molto lontano, di risposte che non sapevamo di avere dentro di noi.  Non è casuale che la memoria sia l’epifemomeno cardine che scaturisce dalle liriche di Malgioglio dove emerge sempre una propensione all’elegiaco: Ognuno porta con sé questo scavo di tempo,\questo tesoro di mancanze;\poi ne facciamo un regalo di vita tra noi,\senza parole,\ogni volta che ci incontriamo. Anche quando lo sguardo è rivolto ad una futuro imminente : Poi qui una mattina al balcone\ arriva il mare\ anche se siamo in città.\E io sento di nuovo\ insieme a te\ tutta la freschezza della solitudine.

 

Fructus

Come si fa a dimenticare l’albero
da cui si proviene?
Questa rotondità senza spiragli
perfetta,
ci dice che il mondo è una foresta
di legami e di distacchi,
che ogni cosa vive in sé le sue radici;

ed i colori,
il giallo pieno e trasparente,
il rosso lucido punteggiato di verde,
possono essere un silenzio
immobile, una minaccia
che scivola muta tra le dita;
oppure ci consolano col peso caldo
di una pienezza che non ha parola
e nell’apparenza di un rosso profumato
si nasconde un carico di semi.

Fosse facile così anche per noi
il miracolo della vita.