Dell’epistolario di Giuseppe Ungaretti scrive Silvia Zoppi Garampi nell’introduzione al suo libro Le lettere di Ungaretti. Dalle cartoline di franchigia all’inchiostro verde, pubblicato da Salerno con prefazione di Leone Piccioni: “alcuni carteggi, oggi ben noti, appaiono preziosi per inquadrare l’uomo e il poeta, il cittadino e il credente, il personaggio che intende occupare laraga parte del proscenio e svela per intero la sua fragilità.Scrive, ed è come se parlasse con colleghi, saggisti, editori, scultori e pittori, registi e compositori, con amici.Le lettere sono piane ma vibranti, in un toscano rivisistato da influenze letterarie; un procedere sorretto dalla spontaneità, dal vigore, dalla passione, nell’assenza di quella retorica che non si addice al parlare e allo scrivere lucchese. Chiarezza e mistero.”

Con Silvia Zoppi Garampi abbiamo ripercorso a grandi linee i temi del libro: lo svelamento senza pudori che fa di sé Ungaretti nelle lettere, soprattutto quelle dal fronte; l’uso dell’epistolario come laboratorio poetico; il periodo brasiliano e le sue sofferenze.

 

Silvia Zoppi Garampi è nata a Lucca nel 1962. Insegna Letteratura italiana nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Di Ungaretti ha pubblicato il carteggio inedito L’allegria è il mio elemento. Trecento lettere con Leone Piccioni (Milano 2013 e 2014), e il profilo Ungaretti (Milano 2018).