Manuale di Insolubilità di Greta Rosso. Una lettura di Luca Minola.

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Manuale di Insolubilità di Greta Rosso. Una lettura di Luca Minola.

Dopo In assenza di cifrari, Greta Rosso pubblica nel 2015 per la prestigiosa collana Gialla Pordenonelegge-LietoColle Manuale di Insolubilità, un libro più compatto e riuscito del precedente. Un libro combattivo si potrebbe dire, che si è aggiudicato il Premio Castello di Villalta Poesia Giovani nel 2016. Un’opera granitica, dove i testi sembrano pietre, entità fisse che si misurano con l’identità portante dell’autrice: “ di quando il mio nome era non ancora/sono rimasti quattro sassi/-praticamente senza peso-/se li poni in un lavandino/diventano seni/inviolabili”. Greta Rosso in Manuale di Insolubilità scardina gli elementi interni ai testi, crea profonde unioni di significato che prolungano i messaggi più oscuri e più nascosti. Questo tentativo è quasi disturbante ma estremamente omogeneo nella lettura completa dell’opera. I versi sono teatrali, assillanti, non precludono nulla alle capacità espressive dell’autrice anzi la rendono estremamente attuale per tematiche e dinamismo. La crudezza di queste parole tracciano una somiglianza unica e avvolgente: “il crudele protendersi di rami grigi e spogli verso il cielo/è un cero che arde senza consumarsi, una condanna, un abominio/ripeti il volto raso, gli occhi scuri e opachi, la pelle senza più seta,/i ragni posati sotto la cute. dipanami su altre strade, asfaltate magari./poni confine e recinzioni alle mie terapie del ricordo”. La forza che si genera all’interno delle poesie non riconosce altre nevrosi se non le proprie, quelle oggettive delle parole, degli spazi voluti e pretesi dall’autrice stessa. In questi versi, ogni forza, ogni lirica è materia viva da modellare ad ogni costo. Quello che si compie in Manuale di Insolubilità è un’elegia discordante che si deve illuminare con forza, con enorme energia e volontà: “non mi puoi guardare come un puntale/o un angolo sonoro, non va bene, non/sono fatta per illuminare, generare, dare/spazio all’ordine e ordine allo spazio,/mi accascio agli angoli delle genti o/ristagno, breve e nemmeno sussurrata,/dentro mani indaffarate, resto, oppure/fuggo, non arrivo affatto, magari/non mi vedi proprio”. Gli sbilanciamenti all’interno del libro sono molti, esauriscono gli stessi contenuti e creano quelle giuste angolazioni, direi particolari, che motivano una sorta di percorso vitale, magmatico e pregnante. L’autrice si modella sui propri versi, su una poesia massiccia piena di contenuti, di riferimenti altri, dove si rimane legati alle profondità che ramificano nei testi, alle esauste previsioni delle ombre che appaiono e scompaiono nell’opera: “fai delle tortore una materia sicura, un’albedo/che dovrebbe rischiarare: invece è veto, chiude/alla luce del giorno che le tortore promettevano./sei stanco, sei esausto, sei inesaudito. il volo/è qualcosa che non accade e nemmeno puoi/immaginare, se non vedi…”.

Luca Minola

 

 

2 Mag 2018|