Gialla oro 2018 – Stefano Dal Bianco “Ritorno a Planaval”

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Gialla oro 2018 – Stefano Dal Bianco “Ritorno a Planaval”

«Avere il lettore sempre davanti quando si scrive, parlare a lui, parlare, o far finta di parlare, la sua lingua, aggredirlo dal di dentro, cambiarlo nel modo che ha di pensare a sé e al mondo, trasformarlo senza quasi che se ne renda conto. È una politica, forse la sola percorribile».
Uno dei libri di poesia più amati degli ultimi vent’anni viene qui riproposto con una ricca postfazione di Raffaella Scarpa, un intervento di poetica dell’autore e un saggio di Fernando Marchiori.

I sensi

Il pesco che vedo fiorito tra i cumuli della città di Milano non è l’idea della vita che vince il cemento ma solo un’aria di cemento, una vita di cemento nel pesco, la mia vita. La nostra vita elusa sopra i tetti.

Allora guardo la forma del pesco,
scavo nella sua chioma piccola di ladro
la parola pianta, la parola parola
che lo possa salvare
che mi possa salvare e provo a dire: sì,
per la forza di una parete, sì,
perché il tempo ripeta
tante volte la stessa stagione
e mai nella mia casa.

Sono sul muro sette sensi
legati l’uno all’altro a due a due, consolidandosi
l’uno, l’altro sparendo senza paura di sognare…

Sono disposti in forma di poesia, che dice:

«Il primo senso
è il senso della gioia, senza scopo, come quando
si rivela una cosa.

Il secondo è quella cosa, resa vicina,
di cui non devi mai parlare.

Il terzo senso è notturno,
dove nessuno vede niente
dove la mente resta uguale.
Il quarto senso è con l’amico fiore,
e tu e lui siete una cosa
abbandonata sotto un cielo chiaro.

Il quinto senso è lontano dall’amore.

Il sesto senso è non di te.

L’ultimo senso è tutti quanti,
settimo senso inespiabile,
indurisce
la parola in parola, il muro in
muro».

Umanità minuta,
della stessa sostanza del mio cuore,
fammi dei morti e io sarò salvato.

 

Stefano Dal Bianco è nato a Padova nel 1961 e vive in provincia di Siena, dove è ricer­catore all’università. Dal 1986 al 1989, con M. Benedetti e F. Marchiori, ha diret­to la rivista Scarto minimo. Dal 1992 al 1994 è stato nella redazione di Poesia.

Libri di poesia: La bella mano (Crocetti 1991), Stanze del gusto cattivo (in Primo quaderno italiano, Guerini e associati 1991), Ritorno a Planaval (Mondadori 2001) Prove di libertà (Mondadori 2012). Sue poesie sono state tradotte in neerlandese, tedesco, francese, inglese, spagnolo, russo, serbo, sloveno, cinese.

Come studioso si è occupato della metrica di Petrarca, Ariosto, Andrea Zanzotto, e di poesia del Novecento. Di Zanzotto ha curato il Meridiano Mondadori nel 1999 (con G.M. Villalta) e l’Oscar Tutte le poesie (2011).

30 Lug 2018|