Gialla oro 2018 – Tiziano Broggiato “Novilunio”

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Gialla oro 2018 – Tiziano Broggiato “Novilunio”

Novilunio è il titolo del libro di Tiziano Broggiato e ne è anche il centro, il centro di gravità, o forse il punto di sospensione – là dove si dimentica (ha termine) la “statica eclisse” e ricomincia il movimento della poesia, ossia della vita […]. L’intrico di guglie, così sorvegliato (così argomentato), ovvero quell’intero labirinto che è Novilunio (…), è non per niente perseguitato dalla parola mancante.

Franco Cordelli

Il battito d’ali si è fermato
all’ottavo piano del grattacielo.

Sarà per la quiete domenicale o
la pace per la meta raggiunta
ma la luce appare rappresa, quasi più spessa
in questo sorvegliatissimo intrico di guglie.

Da quassù la città, in fondo,
non è poi tanto grande come sembrava.
Nemmeno i suoi memorabili ponti
riescono a suscitare parole che sappiano
di eternità.

Un’altra, violata città alla fine del mondo.
Un pedinamento estenuante appena concluso
nella penombra del corridoio verso l’uscita.

A questo punto nel riassunto della storia
vera e segreta della mia vita.

Alcamo, ottobre

Il fumo dei falò fluttua esitante
sopra le statue in pietra del viale.
Una vanessa dalle ali screziate
si libra a pelo d’acqua sullo stagno
inscenando una danza di avvicinamento.
C’è una sorta di statica eclisse,
di luce contratta sulle foglie degli alberi
e sugli archi dell’ingresso.
Una luce ambrata che accoglie e strania
lo sguardo del visitatore.

Ma non sarà solitudine la sua,
bensì vivida presenza
quando scoprirà di essere affiorato
nell’autunnale prospettiva di un quadro
rimasto a lungo sotto le palpebre.

*

La cima del Filadonna a capochino, controvento.
A corona, i larici fremono impazienti
di poter conversare con la pioggia imminente.
Né case né uomini intorno e a vista d’occhio,
ma un crescente senso di inquietudine.
A valle, dentro una stanza dal caldo insopportabile,
qualcuno sta inscenando il suo tradimento.
È l’ora in cui la luce pomeridiana oscilla,
incerta se trattenersi ancora un poco, o
arretrare di fronte all’ipocondriaca cantilena
delle tenebre.
Uno scricchiolio sospetto sulle scale
provoca l’improvvisa accelerazione dei battiti
e un biascicare contratto di congedi.
I lampi in successione che di li a poco s’irradiano dai vetri
non fanno presagire nulla di buono.

Sul Filadonna, un serrato colloquio
ha ristabilito l’ennesima, proficua tregua.

Aquiloni

Dal quadrato verde che argina la china
partono le rincorse per il decollo.

Cuspidi variopinte s’inarcano dapprima
per poi conficcarsi veloci tra le costole bianche
del cielo.
E che storie i volti: stralunati, raccolti in smorfie,
rapiti dalle evoluzioni.

Li esalta un lucente controvento dal profilo
tibetano.

 

Tiziano Broggiato è nato a Vicenza nel 1953. Ha esordito in poesia con Piani alti, Edizioni di Salvo imprevisti, Firenze, 1983, cui sono seguiti Il copiatore di foglie, I quaderni del battello ebbro, Porretta Terme, 1998, Parca lux, Marsilio, Venezia, 2001, Anticipo della notte, Marietti, Milano, 2006, Dieci poesie in Nuovo almanacco dello Specchio n. 3, Mondadori, Milano, 2007, Città alla fine del mondo, Jaca Book, Milano, 2013 e Preparazione alla pioggia, Pequod, Ancona, 2015.

Ha curato le antologie Canti dall’universo – Dodici poeti italiani degli anni ottanta, Marcos y Marcos, Milano, 1988, Lune gemelle, Palomar, Bari, 1998 e il libro di testimonianze Le città dell’anima – I luoghi dei poeti, Pellegrini, Cosenza, 2017.

Gli sono stati assegnati, tra gli altri, i premi: Montale, Unione lettori italiani, Sandro Penna e Città di Como.

30 Luglio 2018|