novità editoriale 2018 – Gemelle di versi – Cinzia e Lara Pilotto

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novità editoriale 2018 – Gemelle di versi – Cinzia e Lara Pilotto

 

(…) Come osserva Alberto Veca, “La ripetizione è per sua natura uno strumento aperto al dialogo in quanto, già di per sé, costituisce una frase, non l’unica parola detta, irripetibile e imparagonabile”.

In ogni ambito, anche la figura “naturale” dei gemelli, ovvero della replica di un individuo in carne e ossa, apre immediatamente una crepa nell’idea di identità, di originalità e di univocità, e proprio per questo motivo riveste un fascino particolare, come testimonia il fatto che attraversa come un filo rosso la storia della cultura.

Rappresentazione di uno scarto permanente, i gemelli sono una figura archetipica sin dalla notte dei tempi, presenti già nei racconti mitologici; infatti anche molti Dei sono gemelli: ad esempio Apollo e Artemide, figli di Latona e Zeus, come pure figli di Zeus e gemelli sono Castore e Polluce, i Dioscuri, il primo dalla natura mortale, mentre il secondo immortale.

Se ne contano molti anche nel teatro antico come nella letteratura moderna e contemporanea, anche se con sfumature differenti.

L’introduzione della figura dei gemelli nelle drammaturgie teatrali funziona facilmente come fattore scatenante del caos che imprime alle vicende svolte narrative impreviste, dando a volte ai fatti uno sviluppo di segno comico attraverso il moltiplicarsi del gioco degli equivoci e degli scambi di persona.

Nella letteratura e nel teatro contemporanei invece aumenta sensibilmente lo spessore drammatico del simbolismo legato ai gemelli che si trovano a rappresentare l’impossibilità di reductio ad unum e dunque sono portatori di complessità, e perfino la contraddizione di ogni identità.

Nelle arti visive il potere di seduzione di due immagini uguali o molto simili acquista forza speciale, anche perché il concetto di doppio risulta saldato in larga misura alla natura stessa della pratica artistica al punto da trasformare la figura dei gemelli in una delle più convincenti metafore del linguaggio visivo, che “raddoppia” la realtà.

Il tenace legame tra la figura del doppio e il piano visivo è testimoniato an­che dalla centralità che assume in moltissimi testi, tra cui il celeberrimo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde; ma viene sottolineato anche nelle pieghe di molti altri scritti, come traspare da una indicazione, laterale e non fortuita, contenuta in uno dei testi del novecento che ha per protagonista una coppia di gemelli, Sulla collina nera scritto nel 1982 da Bruce Chatwin: La Visione è il nome della fattoria in cui risiedono per tutta la loro lunga vita Lewis e Benjamin, i due gemelli identici del romanzo. Un termine, la visione, che quasi sembra ribadire che la gemellarità si basa sulla somi­glianza dell’aspetto fisico, e dunque è percepibile e immediatamente deco­dificabile su un piano visivo, mentre certamente altre caratteristiche, come voce e personalità, differiscono.

In ogni modo, sul piano della visione appunto, i gemelli rappresentano una stranezza e un’anomalia per l’occhio e per il cervello che si trovano a dover fronteggiare due corpi che sembrano avere la caratteristica degli oggetti multipli e replicabili in quanto ciascuno è in un certo senso la duplicazione, la replica dell’altro; se non uguale identico, quasi uguale.

I gemelli, forma di tautologia vivente, bene rappresentano la duplicazione che l’arte in generale, e quella mimetica in particolare, compie a partire dal dato di realtà. Nei gemelli comunque non si può stabilire chi sia il clone di chi, chi la replica dell’altro, entrambi identici e nel contempo differenti (…).

Elisabetta Longari

 

Canto I – Cinzia

Batte in me un tumulto di emozioni,
le sensazioni appaiono quasi incontrollabili.

Mi appresto a percepirmi spaventata,
ma al tempo stesso l’atto mi stupisce.

Forse sono capace di amare ancora.
Forse sono capace di amare. Ancora.

 

Canto I – Lara

Eravamo tre: tu, io, mamma. Eravamo
un canto di cuori senza possibilità d’errore.

Ora, in due, rimaniamo scandite dal respiro,
spinte nel flusso che stabilisce in noi l’unica sorte.

Siamo staccate, eppure non si congeda la triade
di emozioni. Rimaniamo – nonostante – sincrone.

 

9 luglio 2018|