Specie casta del geoide.
Giallognolo verdastro
e lunghe piogge, chissà perché
non ti avevo riconosciuto prima, sasso
roccia
raggiera d’angoli cristalli odiati a scuola.

Mi sei apparso nell’ombra del bosco, dall’umidità
affioravi come una schiena d’animale morto.
Ti eri frantumato senza sangue
o linfa senza dolore
né morte o vita.
Inerzia
peso: l’opposto del divino.
Ti ho accarezzato per la prima volta
sede dei torrenti d’estate asciutti e vani.

Ti accarezzavo. Le acque non ti avevano ancora levigato
e mi parevi buono benché sappia della tua insensibilità.
Da te ha proceduto la vita
e fai le due dimore degli uomini. Mi sostenti
hai sprizzato la scintilla.

Anche il fuoco non t’intacca
ma il vento
ma l’acqua ti rodono, la vegetazione ti ricopre
come una tomba. Sosti
in silenzio. Di te
so che sei l’impalcatura del mondo.
So che sei la memoria del mondo, graffita.

foto: Jordi Gallego-Night tricolor, 2010