(…) – Capita sempre qualcuno, o qualcosa, che ci scava dentro un buco. Con una forma nitida, inconfondibile. Per molto tempo, nulla ci sembra in grado di colmarlo fino in fondo. Abbiamo tutto ma ci manca la forma perfetta di ciò che è sparito. Il calco preciso di quel vuoto. Poi passa, dicono.
– Bordel, ricominci con le tristezze?
– Ah – protestò lui – non sono tristezze. Sono disperanze. Prove tecniche di disincanto. Il disincanto è una disciplina dell’anima. Un modo di volersi bene. Alla fine, la felicità siamo noi, a mani nude (…).

foto: Fulvia Menghi-L’appuntamento, 2008

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