AI BRIGANTI, LA PREDA

Quando sul cammino incontri una parola nuova,
che pare caduta da un melo cosmico,
risali sempre le radici che ha percorso.
Racchiudila, sformala, adattala
alla tua realtà parlante, plasmala.
Così accadde un tempo con il primo uomo
e poi con il secondo, il terzo, e via,
fino ad arrivare a te, al margine che credi di essere.
Dal tuo bordo, orlo, limite, messi da parte gli urli,
medita su quelle che ti stanno accanto,
carezzale ad una ad una come vergini del tempio.
Ad esempio l’euristica, una parola stramba,
eu-ris-ti-ca una parola da ghigliottinare,
da fare a pezzi perché oscura e irriducibile.
Però, se nel recinto dei suoi etimi
Ti fai largo, con passo lento,
con il passo di chi ha timore, e trema
dinanzi ai vibranti accordi delle connessioni,
la vedrai maturare, parlarti, cercarti,
una donna nuova o un fiume intonso,
di cui hai bisogno, di cui lei ha bisogno.
Senza le vertigini incastonate tra le sillabe
vaghiamo nel bosco:
carne del nulla, ombre e vermi di senso,
cortecce di consonanti.
Aggrapparsi dunque all’euresi,
alla misera intuizione che sfavilla da lontano,
come di notte, un tempo, le braci
dei sigari tra le montagne, indicavano la via;
ai briganti la preda.

Giuseppe Cavaleri (1994) è laureato in Filologia moderna presso l’Università degli studi di Catania.
Dal suo lavoro di tesi su David Maria Turoldo, è stato pubblicato un estratto nella rivista Quaderni (Inschibboleth, 2019). Appassionato di poesia sin da giovanissimo, diversi suoi componimenti sono apparsi in alcune riviste e blog online (Alma poesia, La formica letteraria).
Ha lavorato come insegnante in Italia e in Spagna.