Il numero XXIII de L’Ulisse è dedicato, nella parte monografica, alle “Metamorfosi dell’antico”, con l’intento di esplorarne l’evenienza (i modi nei quali essa consiste, prende voce) e lo spettro delle sue reviviscenze, nelle scritture del nostro tempo. Al di là di ogni classicismo o mero citazionismo, ci interessava indagare come figure dell’antico – inteso in senso lato – tornino in forma nuova, ibridata, quali immagini di movimento, formule di pathos della poesia contemporanea, nel suo rapporto con altre modalità di espressione. Quest’ampia indagine sulle permutazioni, e le trasfigurazioni dell’antico, realizzata con la preziosa collaborazione di Tommaso Di Dio, Francesco Ottonello e, come sempre, di Gianluca Picconi, non è limitata alla cultura greca, ebraica, latina, medievale, e rinascimentale, ma guarda anche ad altre tradizioni e motivi extraeuropei, ed è volta a comprendere come nel ritorno dell’antico l’aspetto tematico si combini ad una dimensione pulsionale, di tensione alla forma.

Ne è nata una realizzazione di estrema ricchezza, che raccoglie contributi volti a prendere in analisi proprio il “rivivere” di antichi maestri, di opere, ma anche di generi letterari e poetici, e forme strofiche e metriche, nonché di figure e motivi del mito, senza trascurare gli avvenimenti di scrittura in lingue antiche o mescidate, l’attività di traduzione dei poeti, il nesso con il teatro, la performance, la musica contemporanea, e i legami con l’arte figurativa.

La parte monografica del numero si apre con la sezione ANTICHI MAESTRI NEL SECONDO NOVECENTO, e abbraccia un vasto spettro di autori della poesia italiana attivi principalmente nella seconda metà del secolo scorso. Si inizia con il Ganimede e il Narciso di Umberto Saba, cui è dedicato il saggio di Enrico Tatasciore. Lo snodo di Cesare Pavese è affrontato quindi da Antonio Sichera, in rapporto alla presenza del mito in Lavorare stanca del 1936, e da Francesco Capello per ciò che riguarda il mitologema del gorgo e i suoi motivi psicanalitici, anche nel rapporto dell’autore con Italo Calvino. Mentre Gian Mario Anselmi si sofferma sul tema del sacro in Pier Paolo Pasolini, Pietro Russo ripercorre invece le narrazioni odissiache e gli schermi danteschi nel Diario d’Algeria di Vittorio Sereni. Al ritorno della forma dell’epigramma in Giovanni Giudici è dedicato quindi il saggio di Massimiliano Cappello, mentre Filomena Giannotti ritrova in un appunto dattiloscritto di Giorgio Caproni il tema di Enea, secondo modalità eccentriche rispetto al resto dell’opera del poeta. Se Alessandra Di Meglio ripercorre il ‘mito d’Africa’ nel bipolarismo geografico di Ottiero Ottieri, Marco Berisso indaga la presenza della letteratura medievale – dalla Vita Nova di Dante, a Bonvesin de la Riva e Cecco Angiolieri – nei procedimenti compositivi e strutturali di Come si agisce di Nanni Balestrini. Motivi della tradizione rinascimentale, e in particolare dell’opera di Vittoria Colonna e di Giorgio Vasari, nella poesia di Corrado Costa, sono ritracciati da Chiara Portesine, mentre Laura Vallortigara prende ad oggetto il riuso del mito classico nella produzione in lingua italiana di Fernando Bandini.

Al momento narrativo si rivolge invece la sezione LE PROSE DEL MITO, con attenzione, nel saggio di Valeria Lopes, all’intertestualità – tra Shakespeare, Coleridge e Antoine de Saint-Exupéry – in Primo Levi, ai motivi cosmologici di Italo Calvino, di cui scrive Ginevra Latini, e infine all’immaginazione antropologica e alla ripetizione critica dell’antico nelle descrizioni etnografiche di Gianni Celati, lette da Gianluca Picconi in rapporto al magistero di Ernesto De Martino.

Abbiamo quindi voluto dedicare un particolare rilievo all’EFFETTO ZANZOTTO, ripercorrendo in questa sezione, con gli interventi di Laura Neri, Lorenzo Morviducci, Lorenzo Cardilli e Francesca Mazzotta le premesse e gli effetti testuali delle IX Ecloghe e dell’immaginario di Andrea Zanzotto sia all’interno della tradizione latina – Virgilio – e di lingua italiana – Dante –, sia all’interno del novecento europeo – le ecloghe di Whistan H. Auden.

Ai legami di ibridazione e traduzione reciproca tra lingue europee moderne, antiche ed extraeuropee, anche nell’ottica dei Classical reception studies, è quindi dedicata la sezione ALTRI SGUARDI. Paolo Giovannetti perlustra i fenomeni di regressione e evoluzione metrica nel cortocircuito tra antico e moderno in Walt Whitman alla luce degli studi tardo ottocenteschi sulle strutture ritmiche di Pasquale Jannaccone, Carlotta Santini mostra come il mito africano – attraverso Leo Frobenius – arrivi a Ezra Pound, le cui traduzioni di Guido Cavalcanti sono al centro dello studio di Valentina Mele. Se Mariachiara Rafaiani ripercorre l’ecloga nel sentimento moderno di Seamus Heaney, Tommaso Di Dio guarda a come il mito classico di Orfeo riviva all’incrocio di diverse tradizioni nei lavori di John Ashbery, Fernando Bandini e Antonella Anedda. Alle trasformazioni di motivi e mitologemi del teatro antico in Jeffrey Eugenides e Sarah Kane è dedicato il saggio di Salvatore Renna. Sempre in ambito anglofono, Vassilina Avramidi analizza quindi la resa della formularità nella recente traduzione ‘inclusiva’ dell’Odissea offerta da Emily Wilson – la prima traduzione in inglese del poema compiuta da una donna. Guardando all’area di lingua tedesca, Chiara Conterno si mette in ascolto della Shofar della tradizione ebraica e del suono della lingua che verrà nella lirica di Nelly Sachs, mentre Ulisse Dogà ci mostra come le declinazioni delle modalità temporali del futuro anteriore e compiuto illuminino il legame tra le scritture di Paul Celan e Dante, Antonella Anedda e Orazio.

La sezione FIGURE DELL’ANTICO NELLE ARTI PERFORMATIVE mette a tema invece alcuni momenti di transizione dell’antico tra teatro, musica e poesia. La presenza di tracce di letteratura mistica nella scrittura di Carmelo Bene è fatta oggetto del contributo di Alessio Paiano, mentre Raffaella Carluccio si concentra sulla riattualizzazione del mito di Prometeo nel teatro musicale di Luigi Nono. Alla reviviscenza di istanze orali e rituali nello slam poetry e nella poesia performativa contemporanea è dedicato invece il contributo di Carlo Tirinanzi De Medici.

La parte monografica della rivista si conclude quindi con la sezione METAMORFOSI DEL CONTEMPORANEO, che scandaglia la poesia italiana più recente alla luce dell’ibridazione con l’antico, con attenzione alle scritture neolatine, a fenomeni di bilinguismo, inserti e incrostazioni di lingue antiche in quelle contemporanee, e al Nachleben di formule di pathos nel presente. In questa chiave Giuseppe Andrea Liberti ricostruisce lo spazio dell’antico nel laboratorio linguistico di Michele Sovente. Bernardo De Luca percorre i palinsesti mitologici del Tiresia di Giuliano Mesa, autore che gioca un ruolo importante anche nell’indagine leopardiana di Vincenzo Frungillo sui modelli formali in poesia, arrivando sino al lavoro più recente di Ivan Schiavone. Alla Roma di Franco Buffoni, e ai suoi motivi metamorfici ed epifanici è dedicato quindi l’intervento di Francesco Ottonello, mentre Giuseppe Nibali ci conduce nello spazio tragico della poesia di Alessandro Ceni. Un campionamento della poesia neolatina degli ultimi trent’anni in Italia è offerto quindi dallo studio di Gianluca Fùrnari. Alla ricerca linguistica di Antonella Anedda tra sardo e latino si dedica Francesco Ottonello, mentre la reviviscenza del motivo della Ninfa nel bilinguismo di Jean-Charles Vegliante è l’oggetto dell’intervento di Italo Testa. Infine, Michele Ortore delinea la costanza dell’antico come motivo di ispirazione nella vicenda appartata di Alessandro Ricci, mentre Antonio Devicienti perlustra l’immaginario biblico che anima il più recente lavoro di Stefano Raimondi.

Chiudono il numero, come al solito, le due sezioni di Autori. Le LETTURE accolgono in questo numero scritture inedite di Saverio Bafaro, Davide Castiglione, Rita Filomeni, Giovanna Frene, Matteo Quintiliani, Giulia Scuro e Jean-Charles Vegliante. I TRADOTTI presentano una scelta di traduzione d’autore: Violeta Medina tradotta da Franca Mancinelli, Baldur Ragnarsson tradotto da Davide Astori, Andrés Sánchez Robayna tradotto da Valerio Nardoni, Loreto Sesma tradotta da Ilaria Facini, Yin Xiaoyuan tradotta da Italo Testa.

Stefano Salvi e Italo Testa

NUMERO 23 – Novembre 2020: Metamorfosi dell’antico

IL DIBATTITO

ANTICHI MAESTRI NEL SECONDO NOVECENTO

Enrico Tatasciore,

Il Ganimede e il Narciso di Saba

Antonio Sichera,

Il mito in Lavorare stanca 1936 di Pavese

Francesco Capello,

Fantasie fusionali e trauma in Pavese

Gian Mario Anselmi,

Pasolini: mito e senso del sacro

Pietro Russo,

Odissea e schermi danteschi in Sereni

Massimiliano Cappello,

Alcuni epigrammi di Giudici

Filomena Giannotti,

L’Enea ritrovato in un dattiloscritto di Caproni

Alessandra Di Meglio,

Il bipolarismo d’Ottieri tra Africa e Milano

Marco Berisso,

Balestrini e la letteratura medievale italiana

Chiara Portesine,

Corrado Costa tra Vittoria Colonna e Vasari

Laura Vallortigara,

Presenze del mito nella poesia di Bandini

LE PROSE DEL MITO

Valeria Lopes,

Shakespeare, Coleridge e Saint-Exupéry in Primo Levi

Ginevra Latini,

Metamorfosi e cosmologia in Calvino

Gianluca Picconi,

Celati, il passato, l’antico

EFFETTO ZANZOTTO

Laura Neri,

Le ecloghe di Zanzotto

Lorenzo Morviducci,

Zanzotto e l’immaginario bucolico

Lorenzo Cardilli,

I dantismi zanzottiani

Francesca Mazzotta,

Ecloga virgiliana tra Auden e Zanzotto

ALTRI SGUARDI

Paolo Giovannetti,

Whitman secondo P. Jannaccone

Carlotta Santini,

La perduta città di Wagadu

Valentina Mele,

Il Cavalcanti di Pound

Mariachiara Rafaiani,

Nella Bann Valley di Heaney

Tommaso Di Dio,

Orfeo in Ashbery, Bandini e Anedda

Salvatore Renna,

Mito e suicidio in Eugenides e Kane

Vassilina Avramidi,

L’Odissea ‘inclusiva’ di Emily Wilson

Chiara Conterno,

Lo Shofar nella lirica di Nelly Sachs

Ulisse Dogà,

Sul futuro composto in Celan e Anedda

FIGURE DELL’ANTICO NELLE ARTI PERFORMATIVE

Alessio Paiano,

Tracce mistiche in Carmelo Bene

Raffaella Carluccio,

Luigi Nono e il mito classico

Carlo Tirinanzi De Medici,

Certamen, talent, poetry slam

METAMORFOSI DEL CONTEMPORANEO

Giuseppe Andrea Liberti,

Lo spazio dell’antico in Sovente

Bernardo De Luca,

Il Tiresia di Mesa

Vincenzo Frungillo,

Sul modello formale in poesia

Francesco Ottonello,

Buffoni tra metamorfosi e epifanie

Giuseppe Nibali,

Il tragico in Combattimento ininterrotto di Ceni

Gianluca Fùrnari,

Poesia neolatina nell’ultimo trentennio

Francesco Ottonello,

Anedda tra sardo e latino

Italo Testa,

Bifarius, o della Ninfa di Vegliante

Michele Ortore,

La costanza dell’antico nella poesia di A. Ricci

Antonio Devicienti,

Il sogno di Giuseppe di S. Raimondi

GLI AUTORI

LETTURE

Saverio Bafaro

Davide Castiglione

Rita Filomeni

Giovanna Frene

Matteo Quintiliani

Giulia Scuro

Jean-Charles Vegliante

I TRADOTTI

Violeta Medina

tradotta da Franca Mancinelli

Baldur Ragnarsson

tradotto da Davide Astori

Andrés Sánchez Robayna

tradotto da Valerio Nardoni

Loreto Sesma

tradotta da Ilaria Facini

Yin Xiaoyuan

tradotta da Italo Testa

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