La decenza comune di Alberto Cellotto si muove con naturalezza tra le maglie di un’ironia colta, debitrice all’insegnamento dei Fortini (“Potrebbe essere […] Qualcosa comunque che non possiamo perdere / Anche se ogni altra cosa è perduta / E che perpetuamente celebreremo / Perché ogni cosa nasce da quella soltanto”) quanto dei Ceronetti del paradossale Homo Democraticus (“massificato senza far parte di una comunità, single senza essere individuo, solo senza essere libero”). È così che trovano ragione e coerenza – in apparente assenza di relazione, eppure accomunati da un reciproco ri-specchiarsi – acquisiti che vanno dal “blocco di ghiaccio enorme e per pensare distratto: / non serve una favola, una farfalla o il sostegno giù / di un odore, fuori della portata di una mano sudata / che tocca il blocco enorme di ghiaccio e lo scioglie / quindi lo invidia in vista di un rialzo di temperature”, fino al “nulla da dichiarare” di versi quali “Vengo a passeggiare alla base della collina e passo al cinema / senza colori. Non è l’albero più grande dei palazzi a qualche / giorno dalla primavera. Una bella volta potrei cadere / dentro una buca di foglie e mettermi a giocare coi nati / e incantare serpenti, sulle scalinate noto le asole degli abiti”.

Augusto Pivanti

Notizia

Alberto Cellotto è nato a Treviso nel 1978. Ha pubblicato i libri di poesia Vicine scadenze (Zona, 2004, prefazione di Antonio Turolo, Premio APS di Pordenonelegge 2004), Grave (Zona, 2008, prefazione di Fabio Franzin), Pertiche (La Vita Felice, 2012, prefazione di Gian Mario Villalta), Traviso (Prufrock spa, 2014, menzione di merito Premio Achille Marazza 2015), la plaquette illustrata da Nicolò Pellizzon I piani eterni (La collana Isola, 2014), il libro autoprodotto in 40 esemplari Pechino (2019) e Non essere (Vydia, 2019, prefazione di Maria Anna Mariani). Ha tradotto Duluth di Gore Vidal (Fazi, 2007), Canzoni per la scomparsa di Stewart O’Nan (Fazi, 2011), Una speculazione sul grano di Frank Norris (Amos Edizioni, 2012) e alcune poesie di Matthew Sweeney su “Testo a fronte 53” (Marcos y Marcos, 2016). La sua prima opera narrativa è il libro epistolare Abbiamo fatto una gran perdita (Oèdipus, 2018).

Poesie

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Una storia di un inizio dove succede la storia.
Viene per vie battute ogni fatto e per fortuna
ogni storia ha la fine che non si merita.
Perché se la fine ha fatto un gorgo per tenere
la luce allora possiamo fare a meno di cielo e terre.

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Pane e collo non lasciano indifferente nessuno di quelli
qui attorno. Ogni giro del corpo porta il peso
del lattice, dei denti all’aria, di qualsiasi fantasma
che spalanca l’idiozia ai ridicoli e ai rozzi.
Giù per la groppa e la gloria è sempre quella.

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Un uovo o una candela più isolati stanno sulla piattaforma
che non è un piano. L’animale si dà fuoco alle zampe
ma solo nello spazio immaginato tra sé e l’erba
secca di una collina che sta sempre lì, quasi
fosse superbia il fuoco, l’uovo e avere forma.

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