Gli Alberi bianchi è un’orazione recitata dalla parte dei dimenticati, una sequenza sapientemente situata dentro l’uomo e fuori dal tempo, una raccolta di “poesie senza mondo” – come le definisce l’autrice – dove il parallelismo con la poetica di certi “umanisti di pianura e di altopiano” (Ermanno Olmi, Mario Rigoni Stern) diviene oggetto di un’attualizzazione che sa resistere alle lusinghe della contemporaneità. Agustoni, in quest’opera densissima eppure silenziosa, testimonia la possibilità di una via alternativa alla massificazione (anche culturale) del nostro tempo, rappresentando un “teatro del mondo” che supera i luoghi comuni ai quali stanno costringendoci certe interpretazioni “allineate e coperte”, facili protagoniste della scrittura (e della lettura) d’oggi.

 Augusto Pivanti

Notizia

Nadia Agustoni (1964) scrive poesie e saggi.
Suoi testi sono apparsi su riviste, antologie, lit-blog. Del 2017 è I Necrologi, La Camera verde, del 2016. Racconto, Aragno, del 2015. Lettere della fine, Vydia, (premio ex equo Bologna in Lettere Interferenze 2017) e la silloge [Mittente sconosciuto], Isola. Del 2013 è il libro-poemetto Il mondo nelle cose, LietoColle.
Una silloge di testi poetici è nell’almanacco di poesia Quadernario, LietoColle, 2014. Nel 2011 sono usciti Il peso di pianura ancora per LietoColle, Il giorno era luce, per i tipi del Pulcinoelefante e la plaquette Le parole non salvano le parole, per i libri d’arte di Seregn de la memoria.
Del 2009 la raccolta Taccuino nero, Le voci della luna. Altri suoi libri di poesia, usciti per Gazebo, sono: Il libro degli haiku bianchi, 2007, Dettato sulla geometria degli spazi, 2006, Quaderno di San Francisco, 2004, Poesia di corpi e di parole, 2002, Icara o dell’aria, 1998, Miss blues e altre poesie, 1995, Grammatica tempo, 1994. Vive nei dintorni di Bergamo.

Poesie

fino ai precipizi

su ogni cosa moriva l’aria
in una lingua di madri —
il freddo le svegliava
camminavano

fino ai precipizi
piangevano la gola
tagliata della bestia
le sue stigmate.

*

cammina coi miei ricordi

cammina coi miei ricordi per il bene rimasto
per le cose credute in due, fa come la montagna
là nel cielo o il silenzio di ognuno, la paglia
sulle cose, quell’amare inutile per sembrare
nel buio la vita —

i morti sono una domanda, pensano
la nostra solitudine, qualcuno così povero
che il male non sa niente di lui
abita l’aria con gli occhi a un gioco d’erba
il viso in alto coi pensieri.

*

nel furore parlavano nel cielo
con voce altissima
ma nulla sapevano
dell’alba

senza segni la luce

i loro corpi sparivano nella vita.