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Juana Bignozzi, i fantasmi dell’esilio e poesia della storia. Di Pierangela Rossi

num029bignozziDal quotidiano Avvenire. La storia riguarda tutti. Ma ci sono persone toccate dallo scorrere della storia in modo vertiginoso: la loro poetica ne è intrisa dall'inizio alla fine, e si può dire che non ci sia poesia su cui lo svolgersi drammatico della storia non abbia lasciato segno. E' il caso dell'argentina in esilio, prima politico poi economico, Juana Bignozzi, classe 1937, ascendenze padovane. Juana è scomparsa proprio mentre era in lavorazione questo libro, Per un fantasma intimo e segreto, con testi dal 1967 al 2014, prima antologia pubblicata in Italia. Lo scorrere della storia nelle sue vene, fino a diventare <<un fantasma intimo e segreto>>, l'ha segnata in profondità. E' il retrosenso di ogni poesia, così come Buenos Aires è stata sempre la sua stella polare nella lontananza. Anche quando, temporaneamente, è ritornata nella terra natale, viveva lo sdoppiamento della nostalgia per gli ideali incompiuti della giovinezza, per il gruppo di giovani militanti scomparsi tragicamente con cui aveva condiviso speranze. Questa condizione di esule dalla propria stessa vita e di attaccamento agli amici della giovinezza è stata favorita, per Juana Bignozzi, anche dall'essere figlia unica e dal non aver mai avuto una propria famiglia stabile.

26 Aprile 2016|

Quel destinatario sconosciuto che conosce ognuno di noi – Daniela Andreis sull’ultimo libro di Assiri

Alessandro Assiri Lettere a d copertinapiattaDi poesia è pieno il mondo, ma il mondo fatica a trovare spigolatori degni di questi campi immensi, che sono i luoghi del senso, del disvelamento, del rinnovamento, della primavera della parola. Nella poesia avviene la primavera e avvengono tutti i tempi della vita, altrimenti non cresce nulla: nella sua terra deve passare l’abbandono, il sole cocente, l’azzurro di marzo, le erbe coraggiose, le timide, i brulichii degli animali acquattati, i silenzi delle nevi. La nuova raccolta di poesia di Alessandro Assiri assomiglia ad una stagione indispensabile: quella della sosta nel granaio, a respirare i fermenti e le metamorfosi del proprio cuore, a notare come pian piano tutto ciò che ci è caro – anche noi stessi - si impregni del caldo vapore della nostalgia.

17 Aprile 2016|

Jean Marie Gleize – domande ingenue

gleize_c_hermance_triay_web-2-4cc08Di che cosa parla la poesia? Forse, insistere a porsi delle domande ingenue può avere una sua utilità. Forse, è proprio vero che la poesia parla e che, parlando, si pone le domande più ingenue. Forse, non sa quello che dice, non sa quello che dirà, quello che vuole dire e, non sapendolo, comincia ad agitarsi. Questo succede sin dal primo momento in cui inizia a dire (e questo inizio io lo intendo anche, per esempio, in termini storici). Il non sapere fa parte di questo suo inizio. Appena la poesia entra in campo, ecco che arrivano le domande: la domanda sul dire, sul "come dire", la domanda sul "dire altrimenti", sul complemento diretto, su quello indiretto, sul continuo rimbalzare ecc. Tutto questo è costitutivo della poesia. Questa tormenta è la poesia.... continua Ulisse numero 18

2 Aprile 2016|

Jean-Marie Gleize – Domande ingenue

gleize_c_hermance_triay_web-2-4cc08Di che cosa parla la poesia? Forse, insistere a porsi delle domande ingenue può avere una sua utilità. Forse, è proprio vero che la poesia parla e che, parlando, si pone le domande più ingenue. Forse, non sa quello che dice, non sa quello che dirà, quello che vuole dire e, non sapendolo, comincia ad agitarsi. Questo succede sin dal primo momento in cui inizia a dire (e questo inizio io lo intendo anche, per esempio, in termini storici). Il non sapere fa parte di questo suo inizio. Appena la poesia entra in campo, ecco che arrivano le domande: la domanda sul dire, sul "come dire", la domanda sul "dire altrimenti", sul complemento diretto, su quello indiretto, sul continuo rimbalzare ecc. Tutto questo è costitutivo della poesia. Questa tormenta è la poesia.... continua Ulisse numero 18

1 Aprile 2016|

“Quasi un eroe epico”: una lettura di Franca Alaimo della silloge poetica La fiaccola di Ewald di Rocco Taliano Grasso.

Rocco-Taliano-GrassoUn respiro narrativo che si può definire epico caratterizza i versi di Rocco Taliano Grasso, il quale racconta una fiaba allegorica all’interno di una storia di addii e partenze da una terra ricca di miti e di sortilegi, ma anche di miserie e dolori, com’è la Calabria, sua terra nativa. Il tema del viaggio si svolge in tre tappe fondamentali (quante sono le sezioni della silloge), e, secondo le accezioni di uno dei tòpoi più comuni della letteratura, va letto come metafora non solo di un movimento parallelo nello spazio-tempo reale ed interiore, ma anche di un percorso iniziatico. Si tratta, infatti, di un nòstos, cioè di un viaggio di ritorno, che traccia la trama circolare propria di ogni cammino sapienziale... continua qui

1 Marzo 2016|

Per un fantasma intimo e segreto…. di Stefano Bernardinelli

num029bignozziIn memoria della poetessa argentina Juana Bignozzi (1937-2015), riportiamo l’articolo su di lei apparso sul numero 296 (settembre 2014) della rivista Poesia di Crocetti editore, che reca lo stesso titolo dell’antologia pubblicata da LietoColle: Per un fantasma intimo e segreto. Commentando durante un’intervista1 alcune poesie della raccolta si alguien tiene que ser después (2010) dedicate alla madre, Juana Bignozzi ha rivelato che tali poesie erano state scritte molto tempo prima, ma non pubblicate perché estranee al disegno complessivo dei libri precedenti. Il tema delle origini, delle figure dei genitori e dei “miti” e degli ideali da essi trasmessi all’unica figlia, è però ben presente in tutto il percorso poetico della Bignozzi, e dialoga di continuo con quello della lontananza dalla terra natale e dall’amata Buenos Aires. Ma mentre esibisce, o finge di esibire, le vicende biografiche dell’autrice, questa poesia si appropria di diverse esistenze, di diversi destini, riuscendo a delineare il ritratto di una generazione, delle sue sconfitte, della problematica sopravvivenza delle sue idee.

5 Febbraio 2016|

LietoColle 2016 – essere fedeli alla parola. Intervista all’editore Michelangelo Camelliti

Cattura"In questi trent’anni quali sono i maggiori cambiamenti che hanno interessato la sua casa editrice? Trent’anni sono tanti, specie se consideriamo la velocità dei cambiamenti avvenuti dagli anni ottanta del secolo corso ad oggi. Non rinneghiamo nulla delle esperienze compiute, ma siamo orgogliosi di quanto avvenuto negli ultimi quattro anni, con un totale smarcamento da posizioni che privilegiavano il clan degli autori piuttosto che l’attenzione – anzi, la devozione – all’opera, alla sua qualità anche “fisica” – i progetti editoriali, ma anche la scelta dei materiali. Riguardo alla relazione tra parola poetica ed immagine, abbiamo in essere una collaborazione con fotocommunity.it, un sito che ospita fotografi di grande sensibilità, le cui immagini costituisco traccia di molte tra le copertine con le quali escono i “libriccini da collezione” LietoColle. Vado fiero di un lavoro redazionale di squadra, anonimo, generoso; pubblicazioni non a pagamento per l’autore o l’autrice senza condizioni alcune; una linea dritta verso l’orizzonte del ricambio generazionale. Un’apertura vasta e mirata alle traduzioni con scambi di reciprocità con colleghi editori stranieri; una riduzione drastica della partecipazione ai festival ma contributi per attività culturali che tengano conto dei ragazzi nella scuola; non solo poesia ma fotografia, arte…" Clicca qui per continuare

16 Gennaio 2016|

Mauro Sambi, Diario d’inverno

mauro_sambidi Franca Alaimo. Una raffinata, coltissima intelaiatura, così sapientemente  organizzata  da non lasciare nulla al caso, “contiene” (esercitando la duplice funzione, come vuole l’etimo del verbo, di raccogliere e arginare) i testi poetici di “Diario d’inverno” di Mauro Sambi. L’aggregazione dei testi trova il suo fulcro ispirativo nel  tema del viaggio, sia fisico che  interiore, quest’ultimo sollecitato da un sentimento amoroso posto perennemente  sul crinale  periclitante della perdita e della nostalgia -avvertite già in presenza dell’amato- che rischierebbero la caduta nella pateticità se non fossero controllate e trasformate in figure letterarie, scavalcando ed anticipando la necessità della distanza temporale, del “calore del fuoco lontano” di foscoliana memoria. A ciò soccorrono la scelta più che palese di un modello autoriale classico (mi riferisco soprattutto alla prima, straordinaria sezione del libro) e la sovrabbondanza di altri riferimenti culturali - che trapungono la versificazione di un  fitto ricamo di memorie ed allusioni - (tra i tanti, citerei il taciuto Penna per la delicatezza del tono e la vibratilità cromatica dei paesaggi).  I sonetti, infatti, della prima e più lunga sezione, seguono la modalità compositiva inglese, diversa da quella italiana  per la disposizione strutturale e ritmica dei versi in tre quartine e in un distico conclusivo, le prime a rima alternate, l’ultimo a rima baciata.

3 Gennaio 2016|

Guglielmo Aprile, L’assedio di Famagosta, LietoColle. Una lettura di Franca Alaimo

Guglielmo Aprile L'assedio di Famagosta copertinapiattaLa poesia di Guglielmo Aprile rappresenta senz’altro un rilevante clinamen nella storia della letteratura contemporanea,  non perché si configura come un itinerario assolutamente chiuso all’interno di un mondo psichico strettamente individuale, minato da un invasivo senso della  morte, poiché non è la prima volta che ciò accade (tanto per fare un esempio, si potrebbe citare Silvia Plath), ma perché essa non si autogiustifica mai come tentativo di recupero catartico o processo linguistico risolutorio. Infatti, il viaggio, raccontato attraverso un iconografia surreale (affollata di simboli propri della magia nera o del  genere noir) che sprofonda il lettore nell’onnipresente nero - colore del nulla, del lutto, della cecità - si fa carico di rappresentare i traumi psichici dell’autore, escludendo non solo qualsiasi ritorno all’origine,  ma negando l’origine stessa, attraverso l’impiego di un lessico che lo connota in senso distruttivo.

5 Dicembre 2015|

Giorgio Albertazzi: incontro con Attilio Bertolucci

Giorgio-Albertazzi-4Rai Letteratura. Giorgio Albertazzi introduce un ciclo di incontri con i poeti contemporanei a partire da Attilio Bertolucci. "Quando penso alla poesia, penso sempre al gioco!", su questa affermazione il dialogo si avvia con la prima lettura di una poesia giovanile di Bertolucci, dal titolo "Settembre", risalente al '29.L'accostamento del gioco alla poesia è condiviso anche da Bertolucci: il gioco è manifestazione libera infantile, contrapposta al mondo non libero degli adulti. Riguardo alla sua poesia, Bertolucci afferma di essere sempre vergognoso del suo scrivere versi e parla del suo "sradicamento" dai luoghi dell'infanzia come di una ferita, citando, a sostegno, due scrittori francesi: Barrès e Gide. Sin dall'epoca romantica, afferma Bertolucci, non esiste più un poeta che non si senta ferito, in qualche modo. Nell'ultima parte dell'incontro un giovane legge una poesia scelta: "In tempo di disimpegno", Bertolucci la commenta sottolineandone e chiarendone l'implicito significato polemico.... continua

18 Novembre 2015|
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