Le Smarginature proposte da Giorgia Esposito fanno riferimento – come osservato dall’autrice stessa nella nota introduttiva – non solo alla “riduzione dei margini”, ma, intransitivamente, anche all’“espandersi oltre i margini, all’esorbitare”. Ed è in questa doppia lettura che si situa l’andare “al di là” e il venire “al di qua” del perimetro delle “umane cose”, in un circuito affatto definito e perciò dilatabile, dove possono coesistere percezioni che vanno da “(…) Qualcuno sta cercando i suoi, / il non ritorno, il bacio sulla fronte / del padre, il mondo-schermo, / questo tempo tutto da schiarire” fino all’altra parte del mondo, dove “(…) Questo è il solo modo che alcuni / hanno per restare al centro, / scavando come trauma da fuoco / l’ultimo segno del loro passaggio”. In questa coabitazione stanno l’ampiezza e la curiosità sollecitata dalle Smarginature di Esposito: nel dialogo tra soggetti e atti che imparano a conoscersi e ad accettarsi, agendo uno di fronte all’altro senza ostilità. Separati e allo stesso tempo uniti da una linea che ne stabilisce – al di là e al di qua del perimetro – la “comunque verità”. (Augusto Pivanti – direttore di collana)

Notizia

Giorgia Esposito è nata a Napoli il 19 settembre del 1995. È laureata in Lettere Moderne e specializzanda in Filologia Moderna presso l’‘Università degli studi di Napoli Federico II. È presente in diverse riviste, ed è parte della redazione di Inverso – Giornale di Poesia.

Poesie

Spiegarono, grosso modo così.
Quello di sua figlia è
uno spettro di ereditarietà
mal smaltito. Un principio
di psicosi. Ne soffriva anche
la zia, il padre, il fratello.
È ormai certo che un giorno
sfidò il buio come un gran
nemico, seminando il piscio
come acqua santa. Quando
la notte, al Grimaldi, la sana,
la madre, le restò a fianco,
capì quanto il principio
possa essere uno scandalo.

*

Il desiderio è fastidio,
e la verità del corpo
copre solo insidie silenziate:
non puoi toccarmi.

Smarginare oltre la solidità del pensiero,
librarsi sulle mura prima di abbatterle,
ridursi ad ossa, pelle e sangue:
a verità che non sappiamo dire.

*

La radice profonda della follia
è una madre che sbatte le porte
e martella la terra vergine
del cranio: il futuro mattatoio
da sversare in altri corpi.

Vorrei strapparti
quell’insonnia mortuaria dagli occhi,
calmare il battito ammansendo le vene,
rigare dritti nel viale di ciottoli e limoni
se è ancora possibile un mezzogiorno.