La cassiera di Luisa Pianzola (…) è un’idea ancestrale, una santa/ per consumatori smarriti, una dea vergata di fresco (…). Ogni componimento dell’opera ha a che fare con un’interpretazione dell’umanità che trova sintesi nel verso detto, perché le torri d’osservazione dell’autrice sembrano essere situate simbolicamente in alcune tra le città invisibili calviniane con la “Z”: la Zaira delle “misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato”, la Zirma che “si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente”, la Zora ove “il segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale”. Il punto di vista della cassiera, dunque, va ben oltre l’apparente semplificazione del titolo, per situarsi in un ampio spazio interpretativo degli incontri e delle relazioni, spazio che ha a che fare con la profondità e l’altezza del tempo di ciascuno, perché ineluttabilmente il passaggio alla cassa – il pagamento del conto – è affare di tutti.

Augusto Pivanti

Notizia

Luisa Pianzola (Tortona, 1960) è poeta e giornalista.
Laureata in storia dell’arte contemporanea, ha pubblicato i libri di poesia Una specie di abisso portatile (La Vita Felice, 2015), Il ragazzo donna (La Vita Felice, 2012), Salva la notte (La Vita Felice, 2010), La scena era questa (LietoColle, 2006), Corpo di G. (LietoColle, 2003), Sul Caramba (Sapiens, 1992) e le plaquettes In un paese straniero a volte ospitale (Fiori di Torchio, 2013), Miniserie (Accademia di Brera, 2013).
Suoi testi, tradotti in inglese e francese, sono usciti su riviste internazionali, siti web e antologie. Redattrice della rivista letteraria “La Mosca di Milano” e cofondatrice dell’agenzia di scrittura creativa Fattidistorie, ha curato per LietoColle il progetto Serre di Poesia.
Su di lei hanno scritto, tra gli altri, Mario Santagostini, Maurizio Cucchi, Piero Marelli, Milo De Angelis, Piera Mattei, Giampiero Neri, Stefano Raimondi, Gabriela Fantato, Stefano Guglielmin.

Poesie

La tentazione è rimanere al mio tavolo
in questo bar di Voghera fino a che le luci
si spengano e il vociare della domenica
stilli l’ultimo fonema notturno.

Luci spente silenzio gocciolìo nel lavello
asciugato di fretta. Ci sarò, qualcuno sarà stato
la tragedia parigina un inutile tormento dell’occhio.
Ai muti opporre parole, ai figli morti del destino
l’essere stati, il comparire.

*

Sapremo accogliere nella morte
anche Raffaella, che se n’è andata
con le sue sciocchezze.
La accoglieremo nel tribunale dei piccoli
e dei graziosi, dopo una lieve istruttoria
la terremo ancora un po’ con noi
a non capire, a scaldarsi al fuoco
a non tremare per un nonnulla.

*

Ora che la chiarezza sale, che la pace
aumenta e gli arti si dispongono al cammino
tengo il filo tesissimo e ho sale da spargere
per far bene il lavoro prima che venga il mio turno.
Ho le ali ai piedi per il mio turno.
È tutto più che bello
santo e bello
perché non c’è soggetto, quindi non c’è infelicità.