Dialoghi con Buber - Giulia Zandonadi

Cod. Art. 978-88-7848-997-4
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Nota dell’autore

Mi sono avvicinata a Martin Buber al liceo: complice l’età dello stupore, mi sono appassionata alla sua riflessione. La questione del dialogo mi premeva e ancora mi sta a cuore, perché ho l’impressione che le parole spesso si disperdano, si capovolgano nell’aria e possano essere fraintese, oppure spazzate via dal vento e abbandonate come impronte di un messaggio interrotto.

Quando scrivo lo faccio per me, cerco di scavarmi, di porre in tracce su carta i pensieri che mi attraversano: le parole sono quelle che utilizzerebbe chiunque, ma sono disposte come io – e solo io – sento di doverle disporre. Con quale criterio scelgo il mio ordine? A soggetto, eppure vorrei riuscire a conoscere di più il lettore, a interagire con lui: la poesia non è un’azione autoreferenziale, ma è un atto rivolto al tu.

Non un tu divino, ma il tu del vicino di casa, dei genitori, del migliore amico, del fidanzato: il tu è l’alterità, l’altra sponda del fiume da attraversare per trovare il senso.

Questa raccolta è dedicata a qualsiasi ed ogni tu, e soprattutto a Buber, che ancora mi suggestiona con le sue parole e sembra volermi spiegare la via per comunicare.

Voglio lanciare un appello, voglio sentire le vocidegli altri tu, voglio sentire la loro parola. Vorrei poter lavorare con gli altri e rendere in poesia anche le idee e le proposte altrui, dedicare loro un regalo. Chiedo proprio questo: parole, idee per poter dedicare un componimento a chiunque voglia entrare in contatto con me.

(…) Ma non mi interessa la purezza. L’opacità mi interessa, ciò che è inceppato, il trantran, la fatica, l’assurdità ottusa – e il varco. Si tratta di questo varco, non di una pienezza, e non del varco che proviene dalla disperazione, con le sue violenze micidiali e continue; no, non del varco grandioso, catastrofico, unico (...), ma del varco che proviene dallo stato di ripugnanza repressa, di riluttanza, di assurdità in cui vive l’uomo che prendo a caso dal mucchio, e in cui egli può aprire un varco e qualche volta lo apre (…).

Martin Buber, Sul dialogo. Parole che attraversano

Insomma, voglio trovare il varco, aprirlo con l’aiuto di tutti. Voglio la verità, la testimonianza. Lavoro con voi, per me e per voi, per il riscatto della parola.

G. Z.

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