Eunoè - Augusto Pivanti

Cod. Art. 978-88-9382-155-1
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Nota dell’autore

Eunoè, negli intendimenti danteschi, è l’acqua ove viene a costruirsi la parte buona del mondo, che restituisce all’uomo la consistenza più intima e più vera. È lì ove ciascuno legge e interpreta il proprio itinerario, immergendosi nei pensieri e negli atti - propri e di coloro i quali condividono con noi le prossimità - pensieri e atti che divengono patrimonio del sé individuale e collettivo, per confluire in un flusso che distingue e assieme accomuna le esperienze, consentendo ad ogni presenza di proporre un significato originale agli accaduti. Così ciascun incontro diviene forma di partecipazione ad altre vite diverse dalla propria, che si possono non solo proiettare ma anche vivere nella sfera circoscritta dei pensieri, dei gesti, delle espressioni, degli sguardi, delle mani, dei saluti. È così che noi tutti diventiamo mondo: per quella quota di appartenenza che, in qualunque luogo, ci fa essere parte di un fiume interno e sotterraneo che supera - comunque, per quanto attenti - ogni nostra capacità di immaginare. È in questo spirito, minimo e minimale, che chi scrive si è soffermato a raccogliere un piccolo cesto di “esercizi di sensi e sensazioni”, con l’unico intendimento di raccontare, insieme all’eventuale lettore, osservazioni centrali e laterali del nostro attraversare il tempo consentito, circostanze colte senza la preordinazione del ricordo ma capaci di riaffiorare al di là delle stagioni come puro simbolo dell’esserci stati, in “quel momento” e non in altri, nella sospensione immediata o dilatata dell’istante. Con l’auspicio che la memoria collettiva - giovandosi, in somma, delle rappresentazioni personali - contribuisca alla salvezza del bello, del buono e del bene.

A. P.


Notizie

Augusto Pivanti (Feltre, 1962) si occupa - silenziosamente - di poesia. È autore di una decina di sillogi (tra queste, Nostalgia d’alberi (2005), Memoria dell’acqua profonda (2006), I nomi impliciti del tempo (2011), Epifanie della maternanza (2014), Ontologia della Maddalena (2017, con Alessandro Assiri), Canti della presenza assente (LietoColle, Faloppio, 2018). Ha partecipato, con l’amico Alberto Casiraghy, alla nascita di alcuni PulciniElefanti (tra di essi, Al molto che non sono (2009), 25 baci di poete (2010), Quest’anno va Mahler (2011, con Giovanni Trimeri), Acque placentari (2016). Collabora come editor alle pubblicazioni della casa editrice LietoColle, ed è direttore delle Collane Gialla e Gialla Oro di pordenonelegge/LietoColle.

Laura Daddabbo (Bologna), dopo varie e prolungate esperienze all’estero, vive e lavora a Palermo. Laureata in Giurisprudenza, da qualche anno ha deciso di cambiare ambito e dedicarsi interamente alla fotografia, sua prima e mai sopita passione. Elabora presto un suo stile personale, strettamente legato alla classicità e ad evidenti richiami pittorici.



Pessoa pensa a Ophelinha

È il moto degli sguardi nel traballìo

del tram, il legno dei sedili che guarda

l’ennesima Alfama, i mirador

azulejanti che dichiarano la bluitudine

inversa allo scorrere del Tejo. Tutto

di te si svela in questo incanto

rumoreggiante di grida - i bimbi appesi

alle porte del Carris - ed io altro non so

fare se non riempirti di rimpianto,

piccolo occhio magico sul mio mondo

di nostalgie per un dare di fiati nell’inverno.

Un fado dolente si spegne alla curva

del nostro mancarci, nel moto degli sguardi.

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