Il marchio del tempo - Giovanni Ingino

Cod. Art. 978-88-9382-022-6
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Giovanni Ingino, origini campane, classe 1962, vive a Milano dove coniuga la professione di avvocato con il prodigioso vizio di scrivere versi. Ama definirsi “un uomo inquieto in prestito al diritto” o, più semplicemente, “un uomo”.

Il marchio del tempo è la sua prima pubblicazione.




Prefazione

Il punto di partenza di Giovanni Ingino - qui al suo primo libro - , la sua iniziale idea di poesia, parrebbe risiedere in una normale rivisitazione della lirica, come genere primario, come cifra essenziale allo scrivere versi, anche quando il testo si muova poi in altre direzioni. Ma questo punto di par­tenza, pur nella sua mai del tutto esclusa presenza, non è che un modo per prendere slancio, per aprirsi, per muovere su altre e più libere e prosastiche direzioni stilistiche. Lo si vede persino dall’impostazione grafica delle sue poesie, quando l’ampiezza del verso, e dunque la maggiore larghezza del respiro, prende il sopravvento. Intendiamoci: non si tratta affatto di due momenti di diverso valore espressivo, ma di due linee di tendenza che in questo Marchio del tempo sanno coesistere senza difficoltà, senza contraddi­zione. Ma, al contrario, creano effetti interessanti, musiche di­verse, una più viva ricchezza, un mondo espressivo utilmente articolato. Anche perché si avverte l’esigenza di questo doppio registro, confermata, tra l’altro, da un ulteriore elemento che anima il tutto, e cioè quello di una circolante attività di pensiero che si esplicita subito, fin dalla poesia che intro­duce il libro, e che coinvolge addirittura la filosofia di Pascal. In­somma, Ingino procede per immagini e figure, per situazioni concrete e tensione lirica, ma l’efficacia del suo apporto è garantita, essenzialmente, da un filo rosso interno di carattere meditativo che aggiunge spessore e dun­que maggiore sostanza. Ma oltre a questo, o come sua naturale prosecu­zione o spinta verso un altrove che spesso risiede semplicemente in noi, c’è l’idea di un cammino verso Santiago, di una ricerca di matrice mistico-reli­giosa, anche come risposta (seppure mai definitiva) alle innumerevoli do­mande disseminate in modo implicito (ma non solo) nei percorsi della rac­colta.

Ingino si muove stilisticamente con equilibrio e maturità, passando, come abbiamo visto, da una versificazione tendente a seguire o sottilmente trasgre­dire le misure tradizionali, a una dilatazione del fiato e appunto del verso,che sconfina in soluzioni a un passo dalla prosa. Fino alla composi­zione di un vero e proprio microracconto su un personaggiodella memo­ria familiare. Insomma, un esordio senza impacci, senza incertezze, control­lato nello stile e felicemente comunicativo.

Maurizio Cucchi

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