Il vapore e la ruggine - Marco Montanaro

Cod. Art. 978-88-9382-065-3
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C’è del valore aggiunto nella scelta di Marco Montanaro, quando usa i piè di pagina per costruire 99 narrazioni con la complicità di chi legge, obbligato - ciascun lettore con la propria storia e proprio malgrado - ad architetture capaci di sorreggere l’inesistenza testuale con il solo indizio della direzione assunta dall’autore, direzione spesso stravagante ma, davvero, mai banale, quasi fosse impegnato, anche per circostanza (quasi) numerologica, a strutturare note ai 100 testi di Centuria, cento piccoli romanzi fiume, straordinaria opera di Giorgio Manganelli mai sufficientemente divulgata.




Nota dell’autore

Il vapore e la ruggine è un’opera in forma di note a piè di pagina: ciò che resta di un testo – probabilmente un romanzo – indicibile.

Ho iniziato a scrivere queste “arringhe” in un periodo di parziale reclu­sione, un momento in cui la scrittura – così come l’idea di tornare a pub­blicare – era un fatto del tutto clandestino, che negavo soprattutto a me stesso. Tanto da dover assumere un nom de plume.

La voce che anima Il vapore e la ruggine è infatti quella di Guglielmo Soga, poeta e polemista, uno degli eteronimi che ho usato negli anni sul blog malesangue.com.

Soga – corda, in lingua spagnola, una cosa che sta tra il petto e il soffitto – affronta vicende personali, artistiche e sentimentali, sempre in equilibrio tra le dolcezze e le asperità dell’epoca che si trova a vivere.

Il fatto stesso che queste note siano fuori dal testo, dunque fuori dalla scena, potrebbe rappresentare una riflessione su ciò che è raccontabile e ciò che invece non si può dire circa la propria biografia.

In questo senso, per Soga la forma-romanzo è un prodotto edito­riale/industriale evidentemente osceno.

Ma Il vapore e la ruggine è anche, soprattutto, un gioco di natura puramente tipografica, che parte dalle abitudini di lettura contemporanee – i nostri oc­chi apparentemente saturi di informazioni testuali, provenienti da ogni tipo di device – per ingaggiare col lettore una sfida sul rapporto tra pieni e vuoti, tra spazi bianchi e inchiostro; tra respiro e discorso, direbbe lo stesso Guglielmo Soga.

L’auspicio è che l’impressione, alla fine, sia comunque quella di aver vis­suto un’avventura.

Buona lettura, allora.




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Il tempo che passavo a decifrare te, adesso è per decodificare me. Ti risparmio però l’elenco di macerie, case diroccate, mura solitarie e archi rampanti che non tengono più nulla. Se hai un nome per questo passaggio di vita (mi auguro sia breve) fa’ di tutto, ti prego, per smarrire la voce – o anche solo il telefono.




Marco Montanaro (1982) vive in Puglia.

Il suo blog è malesangue.com.

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