La via cava - Massimo Parolini

Cod. Art. 978-88-7848-932-5
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Nota dell’autore

Cavo, concavo, incavo, è ciò che ha la superficie curva e rientrante.
Cavo è il grembo che ci ha custodito dal concepimento alla nascita. Cava la culla che lo ha sostituito nei primi mesi di vita.
Cava è la mano che stringo in segno di relazione, cava la mano che accarezza, che accoglie l’acqua che disseta e ci sostiene, cavo il pozzo da cui attingere l’acqua, il secchio che la raccoglie, il mestolo la coppa il bicchiere che imitano la mano, cavo il vaso che contiene gli alimenti.
Cavo è il riparo che ospita l’uomo, dalla grotta caverna alla casa certificata, cavo il riparo degli dei, l’antro della Sibilla, il luogo delle profezie, gli ipogei, le necropoli (unite negli Etruschi dalle “vie cave”).
Cavo è l’organismo che ospita i nostri organi vitali, cava la via che conduce i cibi di cui ci nutriamo ad essere assorbiti ed espulsi, cava la via orale della loro assunzione e la via anale della loro espulsione, cava la via dalla quale percepiamo i suoni del mondo, i suoi odori, i suoi gusti, cava la via dell’amore e del piacere. Cavità nasali, orbitarie, cavità cranica, addominale, toracica, ascellare, pelvica, peritoneale…
Cavità anatomiche, cavità geologiche. Cava la buca che ci accoglie nella terra, la bara che ci contiene, l’urna cineraria, il sarcofago, le piramidi, la tomba a tumulo, la fossa comune. E poi cantine, nicchie, pozzi, cunicoli, cisterne.
Cava la terra che accoglie il seme e contiene le radici della pianta, cava la buca dove si nasconde il tesoro, l’oggetto prezioso. Cavo il tronco d’albero che il picchio ha svuotato lasciando una corteccia nubile, cavo il pallone dello sport più amato che inchioda miliardi di uomini davanti al televisore, cavo l’etcetera che contiene un elenco di nomi di forme cave possibili.
Cavo (creux) il corpo vibrante dell’uomo nel quale interamente – secondo l’etnomusicologo André Schaeffner – è da ricercarsi l’origine della musica, non solo nelle cavità risonanti dove si forma la voce (Origine des instruments de musique, 1936). Il corpo vibrante prima ancora di risuonare nella propria voce, risuona ascoltando il mondo nel grembo materno. E l’uomo primitivo ha compreso istintivamente le risorse sonore di ogni cavità chiusa: usando la bocca come risuonatore, percuotendosi la gola o il petto; battendo le mani disposte a coppa; calpestando un suolo sospeso, o una parete che più o meno ricopre una fossa di risonanza. In modo confuso l’ uomo ha saputo mettere a frutto il valore sonoro di ogni parte cava.
Per il filosofo Maurice Merleau-Ponty – in Le visible et l’invisible, 1964 – il cavo (creux) consente un’idea di soggetto alternativa: il cavo negativo fecondo nella carne permette solo una risonanza canalizzata verso l’altrove: “né io né l’altro siamo dati come positivi, come soggettività positive. Si tratta di due antri, di due aperture, di due scene in cui accadrà qualcosa, e che appartengono entrambi allo stesso mondo, alla scena dell’Essere”.
Il legame tra mondo e anima “è da comprendere come il legame del convesso e del concavo, della volta solida e della cavità che essa forma […]. L’anima, il per sé, è una cavità e non un vuoto, non non-essere as-soluto in rapporto a un Essere che sarebbe pienezza e nucleo compatto”.
Ecco: il convesso, il rovescio della calotta. Il “ricurvo” che raccoglie insieme.
La C concava e convessa. Per Merleau-Ponty, la cavità del soggetto (e il guscio convesso che lo custodisce) è quindi uno spazio accogliente in cui affiora l’Essere trovandovi la propria risonanza. Possiamo quindi intuire, partendo da tale stimolo musicale, un’identità di tipo relazionale che si realizza sulla scena intersoggettiva: è nel rapporto con l’altro, nella differenza, che si scopre l’io. Ritirarsi nello spazio cavo non è quindi pura fuga dal mondo (per Amleto basterebbe un guscio di noce): è desiderio di scendere alle Madri, incontrare la propria ombra, l’Alterità, Dio, “là dove l’angelo e la mosca e l’anima sono uguali: là dove stavo e volevo quello che ero, ed ero quello che volevo” (Meister Eckhart, Deutschen Predigten, 1314 circa).




Notizia

Massimo Parolini (Castelfranco Veneto, 1967) insegna materie letterarie presso le scuole superiori del Trentino.
Laureato in Filosofia all’Università di Venezia Ca’ Foscari, per il Centro Universitario Teatrale di Venezia – nato su iniziativa di Giorgio Gaber – ha scritto e rappresentato le commedie Il medico della peste e Svevo e Joyce.
Ha pubblicato la silloge Non più martire in assenza d’ali (Editoria Univer-sitaria) sul tema della guerra nella ex Jugoslavia, premiato al Concorso Internazionale di Poesia “San Marco – Città di Venezia”.
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