La vita idiota - Dario Bellezza

Cod. Art. 978-88-7848-022-3
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Merita di essere colto al volo questo piccolo libro che riprende la persona e l’opera di Dario Bellezza. Insisto ostinatamente con il mio sguardo indietro, tra i parametri che hanno piantato misure e luci del novecento, reclamando maggior attenzione e rivalutazione.

Dario Bellezza è una terra poetica imprescindibile. Enzo Siciliano, nella postfazione, ritrae la complessità del poeta, scavando nei dettagli, con una cura storica rigorosa in confronti, relazioni, citazioni e memoria personali, fondamentale per ogni studio. Esce dalle maglie delle sue parole la Roma grande di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Amelia Rosselli, mentre si staglia l’inquietudine lirica di un ragazzo intelligentissimo, emerso immediatamente nel panorama letterario degli anni settanta. Da lui stesso scoperto e presentato agli amici poeti. Definito dallo stesso Pasolini come il miglior poeta della sua generazione, fu davvero, e resta, una rivelazione intensa, anomala, libera.

Siciliano riapre tutta la parabola esistenziale del poeta romano, dagli inizi fino alla sua tragica estinzione, nominando oltre le energie poetiche, le telluriche devozioni e colluttazioni con Elsa Moranti, l’omosessualità, la sua spirale autodistruttiva, la malattia.
La plaquette La vita idiota fu pubblicata nel 1968 nella celebre rivista Nuovi Argomenti, numero 12. Non apparve mai all’interno di una raccolta. Lo stesso Bellezza, ormai gravemente malato, la considerava ormai datata, parlandone telefonicamente a Patrizio Cavallaro. Tuttavia, la poesia esprime una lucentezza viva e furente nella sua forza autentica contro ogni decadente sistema moralistico borghese.
LietoColle, nel 2004, ripropose questa primavera poetica, credendovi. Così come me, che rinnovo il rimbalzo ai lettori.
Biografia e Bibliografia completano l’opera.

Anna Maria Farabbi


Dario Bellezza, La vita idiota

Ma se anche tu più bello venissi
a me ti vorrei uguale a come eri
se più bello venissi e più leggiadro
uguale ti vorrei a come eri, modesto
negli occhi e con le piaghe sulla
bocca minuta da baciare.
Ma se non vieni né bello né brutto
perché non vieni né bello né brutto? Allora perché
non vieni non vieni? Come se tu non fossi più, come
se tu non esistessi più.
Se non fossi più. Più che morto non sei,
più di morire non si può, ma ancora
non sei morto, no?, e allora perché
non vieni né bello né brutto come sei,
t’accetterei ugualmente anche spento
con gli occhi ciechi, dove sei, perché non vieni?
Sei veramente morto? Perché no vieni, non vieni
Come? Pallido sei? Brutto o bello vieni, vieni, basta
Che io non creda che tu non sei. Più.

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