Papà Francesco - Clemente Tajana

Cod. Art. 978-88-7848-951-6
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Uno sguardo sul novecento albatese

Nota introduttiva di Giorgio Cavalleri
Francesco, nato nel 1881 a Como, durante l‟adolescenza, trascorre le domeniche con i fratelli, nella casa della mamma Giulia Valentini, sita presso “ I Boschetti “ ad Albate.
Parlando della giovinezza del padre, Tino Tajana specifica come allora il paese fosse un comune a se stante.
Dietro tale sottolineatura, ci è possibile gettare lo sguardo sulle vicende di una delle località più vivaci dell‟hinterland comasco.
Già quando Francesco è bambino, il 12 maggio 1889, viene riconosciuta giuridicamente la Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai ed Agricoltori di Albate, istituita in precedenza, nel 1873.
Pochi anni dopo, nel 1894, dalla stessa Società di Mutuo Soccorso nasce l‟organismo musicale della Banda nella quale tanta parte avrà Francesco nel tempo a venire.
Ma è nei primi decenni del Novecento - mentre in paese sorgono diverse fabbriche - che Albate mette in mostra tutta la sua predisposizione all‟attività sociale che la porta, all‟inizio degli Anni Venti, ad avere ben quattro cooperative su una popolazione di nemmeno duemila anime che ne fanno una sorta di significativo laboratorio cooperativistico e progressista.
Fra esse anche una cooperativa di lavoro i cui utili vengono ripartiti fra gli orfani e le vedove di guerra, in quanto la follìa del conflitto - al quale Francesco ha partecipato come ufficiale - lascia un drammatico segno con ben cinquantadue vittime locali.
E se per almeno un quindicennio il regime mussoliniano tenta di imbrigliare le cooperative albatesi, costringendole ad aderire all‟Ente Nazionale Cooperative di stampo fascista, vi è invece un organismo di Albate, presieduto proprio da Francesco Tajana, che quasi riesce a sfuggire alla logica e alle interferenze della dittatura.
Come si legge in un volume commemorativo “…si può affermare che la sagacia e la spiccata personalità del presidente e la tenacia dei soci del Corpo Musicale Albatese, l‟amore dei musicanti e l‟entusiasmo dei cittadini riuscirono a compiere una sorta di mira-colo… Superate le tante difficoltà ci si incamminò verso un periodo di tranquillità e fattivo lavoro…Francesco Tajana riuscì a condurre, con abilità, la navicella del Corpo Musicale senza che il sodalizio su-bisse troppi contraccolpi…”.
Nel marzo 1943, mentre il paese è ancora autonomo rispetto al capoluogo lariano, si verifica un avvenimento che convoglia su Albate le attenzioni delle autorità dell‟epoca.
Perché, sull‟onda di quanto accaduto a Milano ma soprattutto a Torino - dove migliaia di operai, sfidando il regime, hanno incrociato le braccia - la grande fabbrica dell‟OMITA, per la prima volta durante il ventennio, si ferma.
Il 1° aprile, un giovedì, sul muro esterno della stabilimento, in prossimità dell‟ingresso, appaiono, vergate a carbone, le scritte: “Morte al duce. Viva lo sciopero e chi lo fanno”.
Queste frasi, coraggiose anche se sgrammaticate, attestano il clima che si vive nel paese durante quello che è l‟unico sciopero effettuato in provincia di Como nei primi anni del secondo conflitto mondiale.
La grande disponibilità di Francesco e della sua famiglia verso i compaesani ha modo di esaltarsi nelle ore drammatiche del gennaio 1945 quando, in seguito al mitragliamento della polveriera, un centinaio di persone impaurite trova rifugio e ospitalità generosa nei sotterranei della bella villa del Taballino.
Terminata la guerra, al primo congresso provinciale del Comitato di Liberazione Nazionale di Como che si svolge al teatro Politeama, il 1° luglio ‟45, il comitato di Albate viene addirittura additato come modello in quanto, in pochi mesi, ha approntato l‟edificio scolastico per il nuovo anno, provveduto all‟illuminazione del quartiere, progettato la costruzione di una nuova strada e sostenuto numerose iniziative per fronteggiare la non facile situazione annonaria.
Qualche mese dopo, quando il paese è ormai incorporato nella città, Francesco si dimette dalla presidenza della Banda, lasciando l‟incarico al figlio Giorgio che si impegna moltissimo in quella che è ormai diventata una tradizione familiare.
Al punto che, in una occasione, Giorgio sottolinea in modo divertente come “…la famiglia Tajana è stata …il piano Marshall del Corpo Musicale Albatese…”.
Dell‟ultimo quindicennio di vita del padre, Tino ci offre molti spunti poetici e qualche divertente “flash”.
Francesco mette sempre dei fiori freschi di stagione davanti alle foto dei suoi cari che se ne sono andati, frequenta alcuni noti pittori dei quali è amico, è orgoglioso di tanti quadri che possiede, ha simpatia per il Partito Socialdemocratico del futuro presidente della repubblica Giuseppe Saragat, va a caccia in quella piccola Maremma casalinga che è la torbiera, è assai rispettoso della libertà di movimento ed espressione delle figlie Pinuccia e Mariella, non guarda la televisione ma preferisce restare sul balcone per scrutare le stelle e ammirare la bella pianura del Bassone sottostante la sua casa.
La sua principale attenzione è dedicata all‟amata musica: talvolta suona con abilità il mandolino e la fisarmonica e, nei mesi invernali, quando abita con i familiari nella casa comasca di via Giovio, frequenta con assiduità il Teatro Sociale., dove il “settimo figlio” - come si è definito l‟autore - assiste alla trilogia di Giuseppe Verdi, “Rigoletto”, “Traviata” , “Trovatore”.
La sua lunga vita operosa termina nella tarda estate del 1962.
Chi scrive queste righe era presente in quel caldo e lontano pomeriggio di settembre durante il quale un intero paese, con in te-sta la banda musicale al gran completo, ha accompagnato al campo-santo il papà di Tino.
Guardando i volti commossi di tante persone, ho allora compreso quanto gli albatesi - non solo loro ovviamente - avessero stimato il vecchio “sciur Tajana”.




Notizia
Clemente Tajana è nato a Como nel 1941.
Docente di Storia dell‟Architettura e di Teoria del Restauro all‟Accademia di Belle Arti “A. Galli” di Como, ha diretto per molti anni il Settore Urbanistica del Comune di Como.
Numerosi i restauri curati a Como: Cattedrale, Chiostro di S.Abbondio, Palazzo Natta, ex-Convento di Santa Teresa, Sala dei Nobel, Asilo Sant‟Elia. Autore di pubblicazioni di architettura, urbanistica, arte e restauro.

Collabora a varie testate tra cui il giornale “L‟Ordine” di Como.

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