Tradimenti - Ferruccio Giaccherini

Cod. Art. 978-88-7848-934-9
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Un'esperienza non gratuita


di Gian Mario Villalta


Non credo molto nelle vocazioni tardive. Ho seguito però Ferruccio Giaccherini fin dagli inizi del suo cammino di appropriazione della parola poetica e ho visto da subito che non si trattava di un’improvvisa decisione, ma della volontà di recuperare, anzi direi “riunire” esperienze del sentire e dell’immaginare che erano state presenti nella sua vita da sempre. So che si è trattato di un’esperienza non gratuita, quindi, almeno sotto due aspetti: il primo riguarda il costo personale, in termini di umiltà e di bilancio della propria vita; il secondo la sua generosità nell’esporsi alla parola della poesia, senza sconti, mettendo sul piatto la propria vera sensibilità e i propri fantasmi.
Non possiamo dire che la vita segreta delle parole sia stata un dato mai valutato nella vita Giaccherini, prima di allora. La sua lunga attività nell’ambito del disagio psichico lo ha portato a pesare quanto l’espressione verbale sia sempre portatrice di altro, oltre che del suo diretto contenuto e della sua funzione di gettone comunicativo. Come del resto ha potuto contare l’attenzione nella lettura, coltivata da sempre, che non gli ha permesso di la-sciarsi sfuggire l’importanza del fatto formale. Ma è altra cosa diventare responsabili in prima persona di una forma. E poi trovare quella forma che accoglie la voce propria e ne identifica gli accenti. Ha cercato dei modelli di consonanza, li ha elaborati, senza preoccuparsi di cancellare le tracce per vantare una qualche assoluta originalità, ma impegnandosi invece a immettervi il più possibile sinceramente la propria esperienza.
Ora, di fronte a questo volume di versi, la prima cosa che viene da chiedersi, al netto della conoscenza personale, è se esiste la possibilità di una poesia pop. E non intendo usare la nozione di pop in termini di mercato o di condiscendenza a una maggiore facilità di fruizione. Tantomeno quel pop che, contrapponendosi volutamente all’intellettualismo, gioca sul confine del kitsch il proprio ironico asso di briscola sul tavolo della comunicazione artistica. Se intendiamo invece il pop come un’esperienza che non si avvale di vie privilegiate di comunicazione, ma cerca di rapportarsi con le correnti estetiche, autentiche o meno, della vita comune, scavando dentro di esse la propria originalità e la propria identità di contenuti, ecco che questo volume di poesie ci risulta felicemente empatico.
I tratti narrativi, le atmosfere, certe sequenze di immagini, gli stessi accenti dell’espressione verbale, si percepiscono intessuti di quella vita comune, fatta di musica, film, letture, turismo, affetti familiari, feticci dell’esistenza, che pervadono le nostalgie e le paure di tutti. Giaccherini ha trovato una formula umile ma tenace, un registro narrativo e a volte sottilmente evocativo, con il quale creare una voce amichevole e quotidiana, dentro la quale meglio risuonano, però, i disagi e le ironie, gli innamoramenti e gli autoinganni della vita. Non una rinuncia, quindi, ma una consapevole declinazione di una centralità della propria pronuncia, in favore di una più ampia risonanza di tratti residuali, di posture percettive, di trailer di possibilità e rimpianti, dove ci pare di ascoltare in sottofondo una musica di chitarra elettrica e organo Hammond, di percepire l’odore acre e dolciastro della benzina, di veder scorrere i fotogrammi veloci di un notiziario in un bar.
E infine, in ogni sguardo, la sottile comprensione della debolezza umana e del suo riscatto, i conti della vita che, si sa, non tornano mai, ma che si devono fare per forza, la solitudine di un’alba appena sporcata dal pensiero della sconfitta e illuminata da un affetto tenace per ogni cosa che passa e lascia il suo segno.
Sono sicuro che queste poesie lasceranno a chi le leggerà più di un’immagine, più di un incontro di parole, con le quali sentire di aver abitato il proprio tempo, e non da soli.
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