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Un dio Giallo - Alessia Bronico

978-88-9382-085-1

Un dio Giallo - Alessia Bronico 978-88-9382-085-1


Mi proponesti di fare la danza lasciva

della dea voluttuosa che fuori dalla grotta

di Amaterasu calò le vesti fin oltre la Peonia rossa;

e negli altri dei alla rappresentazione primordiale

accorsi un salire crescente di selvatica eccitazione.


Questi cinque versi rappresentano l’esordio al libro della Bronico, posti in esergo, citando un volume in versi di tal L. Garzia: il sottoscritto.

In prima istanza, leggendo le bozze che l’instancabile editore Camelliti ha inviato all’autrice, mi sono chiesto del perché avesse usato un lacerto estrapolato dalla poesia LA DANZA E LA PENNELLATA, e se nel caso volesse lanternare qualcosa ad ipotetico lettore.

In umiltà e visività, accenno ad Amaterasu ed evoco non a caso (cita­zione da tenere sempre a mente durante la lettura) O’ Sensei Mishima Yukio, tracce possibili (allegoriche o meno) di lettura a questo riuscitis­simo libro, che auguro lieto e fiero incedere.

Amaterasu rappresenta nella teogonia nipponico la divinità (kami) del “Sole”.

Un giorno, dopo una ennesima malefatta del fratello Susanoo, perse la sua proverbiale calma ed infuriata e umiliata lasciò la dimora celeste e si rin­chiuse in una profonda grotta. L’universo divenne privo di luce e le divinità sgomente. La divinità della “saggezza” escogitò un piano: il kami “fabbro” forgiò un enorme specchio metallico, che fu posto all’ingresso della grotta; poi giunse la dea della “danza”, che sopra un barile in legno rovesciato inco­minciò a ballare… La frenesia del movi­mento prese il sopravvento e la sensuale kami incominciò a spogliarsi mostrando nella sua interezza la nu­dità del corpo. Le divinità presenti scoppiarono in un “ridere” eccitato. Lo sghignazzare e la foia fragorosa giunse fino alla caverna. Amaterasu incurio­sita si avvicinò alla porta/e della spelonca: gli occhi della dea videro la sua stessa immagine riflessa nello specchio di metallo, e tanto si stupì per la sua bellezza o che un’altra dea potesse in questo uguagliarla, che gli altri dei, appro­fittando della mo­mentanea constatazione/ponderazione/distrazione, riusci­rono a tirarla fuori e convincerla a tornare in cielo a risplendere.

Se il principio dell’arte marziale risiedeva in un de siderio ardente di morte, che senza mai unirsi al pessimismo o all’indolenza si alleava in­vece a un’energia traboccante, al fiore dell’apogeo della vita e alla vo­lontà di com­battere, non esisteva nulla che potesse opporsi con altret­tanta efficacia al principio della letteratura. Il principio della letteratura consiste nel control­lare la morte e nell’usarla segretamente come forza motrice da utilizzare in false costruzioni, mentre la vita viene sempre tenuta in riserva, immaginata, miscelata, opportunamente con la morte, irrorata di conservanti e dilapi­data nei capolavori letterari che posseg­gono una lugubre vita eterna. O piut­tosto sarebbe preferibile dire che l’arte marziale è morire insieme ai fiori, la letteratura è coltivare fiori impe­rituri. E i fiori che non appassi­scono mai sono fiori imperituri. E i fiori che non appassiscono mai sono fiori artificiali.

Lamberto Garzia,14 febbraio 2018




Alessia Bronico (Atri, 1981) ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), è inserita in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017).


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ISBN:978-88-9382-085-1
Autore:Alessia Bronico
Anno:2018
Lingua:Italiano
Collana:Erato