La “domesticità del quotidiano” nelle forme dell’accadimento naturale, ma anche nella capacità di sorprendere e sorprendersi per la “straordinarietà dell’ordinario” distingue la sequenza di osservazioni ed intuizioni poetiche che compongono L’ora zero di Prisca Agustoni; è certo che, nei sensi detti, conta l’esperienza personale dell’autrice, che dal 2003 vive tra la Svizzera e il Brasile, dove lavora come traduttrice e come docente di letteratura italiana e comparata presso l’Università Federale di Juiz de Fora. Due mondi Svizzera a Brasile all’apparenza distanti e differenti, nei quali comunque medesima sembra la percezione dei fatti fondamentali del vivere: “Blu è il colore del sogno // sento il pianto del bimbo / sotto la pelle / intuisco il suo movimento di fuga / verso il lato scuro e umido / dell’utero // blu è il suo colore / ed io sono qui, nel bianco, / nel nocciolo del giorno // con questo mondo che mi rotola in grembo”. (Augusto Pivanti – direttore di collana)

Notizia

Prisca Agustoni è nata a Lugano (Svizzera) nel 1975. Ha vissuto per molti anni a Ginevra, dove si è laureata in Lettere e Filosofia. Dal 2003 vive tra la Svizzera e il Brasile, dove lavora come traduttrice e come docente di letteratura italiana e comparata presso l’Università Federeale di Juiz de Fora. Scrive in italiano, francese e portoghese e si autotraduce nelle tre lingue, considerando questo processo di autotraduzione un processo creativo, del quale si occupa anche come ricercatrice. Fa parte del comitato scientifico del Festival Internazionale di letteratura Chiasso Letteraria e ha partecipato come autrice invitata a diversi festival internazionali di poesia in Europa e in Sudamerica. Ha pubblicato le raccolte di poesia Sorelle di fieno (Belo Horizonte, Mazza Edições, 2002); La morsa (Lugano, Alla Chiara fonte, 2007); A recusa (Lisbona, Pasárgada, 2009); Casa delle ossa (Lugano, Opera Nuova, 2010); Le déni (Ginevra, Samizdat, 2012); Poesie scelte (Novara, Ladolfi, 2012); Cosa resta del bianco (Mendrisio, Gabriele Capelli, 2014); Un ciel provisoire (Ginevra, Samizdat, 2015, selez. Prix Lettres Frontière, Francia); Diario di bordo (Belo Horizonte, Mazza Edições, 2015); Casa dos Ossos (Juiz de Fora, Macondo, 2017, finalista Prêmio Oceanos, Brasile-Portogallo); Animal Extremo (San Paolo, Patuá, 2017); O mundo mutilado (San Paolo, Quelônio, 2020).
Ha pubblicato interventi, poesie e traduzioni su varie riviste e antologie.

Poesie

Abitiamo all’insaputa
la vita segreta delle cose:

la solitudine è un luogo,
una strada abbandonata
dove l’ombra, gemella
crudele ci lascia
da soli sul marciapiede
e aspettiamo,
immobili
e spauriti come dei cani
che la mano diventi carezza

*

Di notte mi tiene sveglia
il silenzio che s’incolla alla casa:
intuisco le ombre
cupe occhiaie attorno alle cose
scavate come buchi nella terra,
mentre tutto avvolgono nella loro morsa
d’intermittente morte
che poi si allenta e scompare
lentamente il mattino scompare
quando i primi rumori
addentano il silenzio
sciogliendosi
come cubi di ghiaccio al sole.

*

Dove non cresce ombra
né radice
nello sterrato attorno al cemento
dove non c’è fiore
né pietra che duri per terra:

il vuoto che lo raduna
in questo giorno stanco dei vivi
e calmo, sotto un cielo che non sa
predire nessun occidente:

solo il ramo stride nella crepa
del tronco, nella ferita invisibile
che il vento tocca e incrina
a contropelo,
nella radura deserta

dove neanche il merlo osa sostare.