Con il tuo volto felino,

umano per i tuoi soli trent’ anni,

umano per i pensieri che la natura ti ha dato,

umano per questa precaria esperienza.

Gettata qua a respirare altre favole terrene,

dove spesso il lieto fine si allontana senza troppe spiegazioni.

Una sera di maggio, di pioggia, al di là della soglia,

mi accarezzò il pensiero di non averti salutato abbastanza,

ti concedetti, allora, la guancia fredda, che stacca la realtà dal tuo, nostro,

piccolo mondo stregato.

Ti avvicinasti ma era un’illusione cristallizzata.