Hanno il pane tra i versi,
di una poesia che non ha mai mangiato,
che strappa a baci la marmellata
dai denti e a morsi
la resina dalle caverne della linfe
dei(lle) fogli(e),
piaghe come vene dappertutto
che si ricongiungono
solo in un sorriso perpendicolare
all’umido, all’asciutto del malanno
del ridare , linfa agli occhi:
vita per impietrire lo zolfo
che l’anima ruba al cuore
cambio nel sacco
con il tufo ,per lo sverniciare
pareti del cuore, soffio che
increspa il mare con lo spostamento
delle segnature, con l’ imbiancare delle cicatrici
sul bleu della luce
della alba, che si quieta solo dopo
il divenire della notte:
vita che inizia a trasparire
nell’indoratura della sorte.