CENERE

Quando sarò morto e non avrete rispettato

la volontà mia di essere cremato

forse tu e nostro figlio cambierete casa.

Porterete via tutti i mobili comprati a rate

e verrà il momento anche della vecchia scarpiera

di vile truciolato, quella che le intemperie

hanno già macerato, al quinto piano del nostro destino.

Un reperto di prima che ti incontrassi,

quella accostata al muro dello stretto balcone

che guarda a sud, dove mi appartavo a fumare

poggiandovi il gomito.

Scrollavo la cenere nel mezzo centimetro

tra il mobile e il muro, per non buttarla giù,

per evitare contenziosi con quelli di sotto,

per non sporcare i panni stesi, urtare la bieca

suscettibilità di quelle genti fiere,

per non avere noie col portiere.

Quando la sposterete, troverete

tutta la cenere di quegli anni,

delle sigarette fumate mentre

pensavo una poesia o ruminavo

il mio risentimento, bestemmiando

contro la disfatta dell’onnipotenza.

Vi assicuro che sarà tanta.

Voi raccoglietela con cura

e per urna scegliete uno

di quei vasetti con coperchio

che acquistammo a un mercatino.

Ci sarà più di me in quella cenere

che in tutte le cose che avrò scritto.

E se la nuova casa avrà anch’essa

un balcone a meridione, mettetela lì

l’urna, a godersi il nuovo vecchio sole.