LA VITA E’ MARILYN

Mi sveglio alle 17:30

di un pomeriggio

di una domenica

del più crudele dei mesi

di uno dei primi 10 anni

del terzo millennio.

A volte

il sonnifero

che prendo la sera

fa effetto

nel dopopranzo

del giorno seguente.

Infinite vie della chimica.

Mi affaccio

e mi accorgo che mentre ero calato

in quel pozzo nero, nel buio assoluto

della stanza, con tappi di costosa cera

nelle orecchie, con la testa infilata

in un passamontagna,

il mondo è stato lavato

con l’acqua sporca di tutti i passati

più fallimentari.

Per strada non c’è nessuno:

le partite o addirittura un derby!

Legioni di uomini validi

assistiti dalla angosciata devozione

di mogli atterrite

aspettano il fischio d’inizio

producendo la bava densa

di un silenzio minaccioso,

greve d’attesa.

Non mi resta

che fare il riepilogo

della mia resa.

Lo scheletro della mia adolescenza

e quello dell’amore

pendono ai rami più alti,

come è normale,

dell’albero della vita

e di quello della conoscenza

del bene e del male.

Come tutti i vecchi

ho infranto tutti i comandamenti,

arricchito i dentisti

con l’oro dei miei denti,

gli avvocati coi matrimoni

e i loro fallimenti.

Con le tasse sono a posto:

non ho più niente da pagare

perché non ho più niente da perdere

niente da guadagnare.

Sono anni che muoio ogni giorno

un po’ per Dio

senza aver mandato mio figlio

al posto mio.

Lui è salvo da sempre, io

non mi sono salvato, non mi salverò.

Il vangelo della mia vita

non resterà scritto che per te,

impresso sulle tue labbra

prima che mi lasciassi

e ora lo porti per il mondo

ovunque tu vada,

né vale a coprirlo il discreto

colore del tuo rossetto.

Ho ucciso chiunque abbia amato,

chiunque abbia amato mi ha ucciso.

La vita è MARYLIN

che si nasconde dietro un sorriso.