Rico Cavallo-Brand new day, 2010

La poesia corrompe le dita che scrivono. Cadono

dalle braccia, frutti putridi, e infettano la bianca

terra dell’aurora. Leggo il verso interrotto

della malattia. Ricostruisco il finale della poesia,

l’evocazione del corpo febbricitante; e abbraccio

la donna pallida che la poesia occulta, “Ti amo”, le

dico. Lei si spoglia nell’oscurità della memoria, lasciando

dietro di se un’ombra di antichi lenzuoli. La luce

del mezzogiorno, sento, ha cancellato quell’immagine; e

rivela il rosso delle labbra da dove scorre

il limpido riso dell’amore –

pomeriggio in cui le finestre sbattono; e un

vento interrompe la conversazione degli amanti; e

il mare si congeda dall’agosto con le maree

vive che l’abitudine ignora.

Nuno Jùdice