W.Glackens, Soda

LETTERA AD ADELE DE WITT

Milano, 28 febbraio 1836

Che giornata fu quella di ieri, mia buona Adele!

Io ne son sempre fuori di me. Dopo tanto dolore, io non avrei mai osato sperare in un giorno di tanta felicità.

Oh, com’eri bella e gentile, e sacra creatura agli occhi miei! Oh, con quanto tripudio io vedevo la tua figura graziosa, leggera, traversare la folla e lasciarvi una traccia di luce! Oh, come il Cielo, la Natura pareva che si accordassero per farti onore, si rivestissero d’un insolito splendore per te, si rallegrassero della tua vista, ti proclamassero la loro figlia più eletta! Oh, come il cuore accompagnava d’un palpito ogni moto della tua persona!

Oh, come volentieri nell’estasi, nell’ebrezza dei sensi, di tutta l’anima, soffocando la voce del pudore, io avrei gridato all’universo: “Ella è mia !”.

E tu sei mia davvero e per sempre. La tua lettera ha sciolto in me ogni genere di dubbio. Le tue parole spirano un amore così profondo, così sincero che, quand’anche tu mi dicessi : “Io non t’amo più”, non potrei crederti.

Mi sento tutto un altro uomo, Adele mia, mi sento rinnovato il sangue; un gran peso mi è stato tolto dal cuore. L’anima mia, vinta da una soave armonia, attratta da una figura d’angelo che la chiama dal Cielo, l’anima mia pensa nuovamente pensieri sublimi, magnifica il Creatore e si perde, si consuma nell’amare te, mia dolcissima Adele, fiore caro, leggiadro, che Dio ha mescolato alle spine della mia esistenza.

Carlo Bini