Il batticuore da pattinatrice
ancora se inter-vista da ferma
dopo l’orgasmo arcigno della pista:
digitando le sfregiate ginocchia
nel sangue dell’occhio azzurro,
ancora più ariose le nuche,
nell’incastro di chignon dell’inverno
con le grandi gambe-mosche nel vespro
o nel tardino pomeriggio,
assonnandosi al fianco più limpido,
destato al pallido in blu dei lividi,
fino a quest’ultimo colto fraseggio
e spettacolino il più triste dai neon,
che il tuo passino azzoppa e imperfetto,
da insettino imboscato in un bicchiere.

C’incamminavamo così, verso un’uscita,
un po’ solinghi o già dispersi;
i visi soli dentro una celesta
la serata risuona lontana,
svagata nei tuoi bei discorsi
acrobati, e farsi più stanchi,
fischiati e scarsi nel primo fumo.